Galantino e l’harem

galantino e l'haremUn fariseo di ritorno: un uomo di Chiesa, segretario della CEI, che usa la sua carica con la spregiudicatezza di un politicante qualsiasi identificandosi con quelli stessi che lui condanna. Con la cinica lucidità del politicante di certa letteratura, annuncia, urbi et orbi, la decisione di non andare a Pieve Tesino dove doveva tenere una lectio sulla eredità Di De Gasperi: annuncio che doveva servire a “raffreddare” la tensione che le sue parole avevano attivato. Ecco è da questo annuncio e dalla diffusione del testo del suo previso intervento che gli deriva l’attributo di fariseo. Un testo, se possibile, ancora più incendiario delle espressioni precedentemente usate come detonatori: “un piccolo harem di cooptati e furbi”, “il contrario di ordine e carità di degasperiana memoria”, politici che cercano voti “sulla pelle degli altri”, “il popolo da solo sbanda e i populismi sono un crimine di lesa maestà di pochi capi spregiudicati nei confronti di un popolo che freme e che chiede di essere portato a comprendere meglio la complessità dei passaggi della storia”. Queste alcune delle espressioni che, a parer mio, buttano benzina sul fuoco. Comincio dall’ultima espressione, riferita ai populismi: in realtà i tipi alla Salvini, i populisti, sono la voce del popolo, sono i portavoce di un malessere che esiste: se non ci fossero questi disagi, queste discriminazioni di italiani indigenti, affamati e senza casa a fronte di clandestini spesso trattati in modo ben diverso e accontentati pure sul superfluo, non esisterebbero neanche i populisti. Quale “crimine” se non quello di una Chiesa che appare, fortemente appare, più caritatevole nei confronti dei clandestini che degli italiani. Tutti uguali di fronte allo stato ed alla chiesa, almeno questo è ciò che si chiede: e non è difficile poi, a fronte di discriminazioni palesi, passare alla espressione, anche questa del popolo non del populista, “prima gli italiani”. Non mi sembrano degne di considerazione le altre espressioni che ci si aspetterebbe di sentire dalla bocca di un populista in caccia di benemerenze, anzi, di indulgenze plenarie: resta da sapere quanto di Bergoglio e di una certa cultura bolivarista è presente nelle sue invettive.

Elio Bitritto

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