“Feriae Augusti”, un intreccio antico di sacro e profano

FERAE augustales

Feriae Augusti (o Feriae Augustales) era nel tempo di Ottaviano “Augusto” (venerabile e sacro), primo e vero imperatore romano, la celebrazione pubblica e popolare del suo  magnifico successo, prima militare e poi civile. Il mese di agosto, per volere dello stesso, divenne così il tempo delle “ferie”, della vacanza dalle solite occupazioni.
Oggi il “Ferragosto” è festa di un giorno, mentre in …illo tempore durava tutto il mese, giacché in una comunità ancora legata ai prodotti della terra, era facile pensare in tale periodo dell’anno ad una interruzione stagionale dei lavori dei campi.

Un’origine della “feria”, dunque, ‘pagana’, ma che non vuol dire profana, in quanto già allora traeva origine – volere del dominante a parte – da popolari riti e usanze religiose. In particolare della antica Dea Madre Consiva, e non meno di Diana, regina dei campi e dei pagus (i villaggi agresti), ove, in onore della dea, servi e padroni usavano recarsi nella frescura dei boschi, per una sorta di “pic-nic” ante-litteram.

Nel tempo successivo, divenuto cristiano, almeno dal VI sec. dell’evo moderno, ancora per volere dell’imperatore dei romani (si dice: Maurizio), nella data centrale di tale mese augusteo, si è voluto celebrare e poi festeggiare quel che la tradizione, e poi un ‘dogma’ papale (Pio XII, nel 1950), vogliono come il giorno della “Assunzione in cielo” di Maria, madre di Gesù Cristo Redentore.

Qui a Vasto – dove il sentimento del sacro, delle feste religiose, molteplici e varie, più che in altri luoghi permangono e hanno una celebrazione in tutto l’anno – non meno che altrove, il “ferragosto” è divenuta festa-occasione del rito culinario e conviviale, dimenticando quasi del tutto il suo significato religioso oltre che civile. Non a caso, di tale ricorrenza, non usa neppure più da noi di indicarla come quella di Maria SS Assunta o, nell’antico gergo, di Santa Marè (°).
Segno dei tempi, tornati ad essere non ‘pagani’ (con falsa aggettivazione, giacché per nulla affatto sinonimo di profano), quanto – pur nella naturale o ancestrale commistione nell’essere umano di coprpo e anima, del piacere carnale e dell’elevazione spirituale – ormai del tutto, o quasi, da dirsi goderecci, crapuloni, grandemente trastullanti. E questo, a mio avviso, non può dirsi una conquista del tempo moderno, non di certo un progresso dei tempi e dell’uomo. GFP

 

(°) A tal proposito, mi piace citare con un link una ben informata e articolata nota di Lino Spadaccini, su NoiVastesi

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