Tra dieci anni l’Italia non esisterà più

italia chiusa per fallimentoUna fosca previsione per l’Italia prevista, con una certa autorevolezza, da Roberto Orsi, professore italiano che lavora presso la London School of Economics. In sintesi Orsi indica in alcuni fattori la sua previsione: l’incapacità nella gestione dei flussi migratori e, in generale della stagnazione demografica, la desertificazione economica, il debito pubblico in aumento, l’impoverimento della cultura politica. Soprattutto, però, pone l’accento sullo smantellamento  del sistema manifatturiero che registra la scomparsa di circa 32.000 aziende cioè il 15% del totale: tutto ciò nasce da una totale mancanza di cultura politica che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’apertura indiscriminata ai prodotti industriali a basso costo provenienti soprattutto dall’Asia ha distrutto quelle industrie medie e piccole già leader in quei settori, il regolamento di Dublino che sembra una clausola capestro ed immutabile ben sapendo che i trattati si possono cambiare (basti far mente locale al fatto che le navi europee che raccolgono sotto le coste libiche le orde di disperati sono estensioni dei rispettivi Paesi di provenienza e perciò stesso costituiscono il Paese dove “sbarcano” per primi e quindi compete loro l’identificazione e  non hanno quindi alcun diritto di sbarcarli in Italia). E non dimentichiamo l’immensa, ingarbugliata, contradditoria quantità di leggi che legano l’Italia in una serie di inestricabili nodi. Senza dimenticare un altro settore strategico dell’Italia, la produzione agricola. Una infinità di accordi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo ha messo a terra la produzione ortofrutticola italiana con i nostri prodotti che non vengono raccolti per l’alto costo di tutta la produzione e così sono per lo meno ridicole le campagne di stampa che invitano a comprare “italiano” a fronte, tanto per fare l’ultimo esempio, di una importazione massiccia di limoni dal Cile. O come la produzione di latte che non deve superare una certa quantità, a pena di sanzioni, per salvaguardare la produzione tedesca o francese. Ma è solo l’incapacità, l’inadeguatezza di cultura politica dei nostri rappresentanti a Bruxelles? Evidentemente no perché la maggiore responsabilità la si deve individuare nel colpo di stato che Napolitano ha eseguito per conto di Paesi cosiddetti amici ed alleati, guidati dalla Germania.  Fin qui l’analisi del prof. Orsi: ma non si devono dimenticare altri fattori quali i tecnocrati che possono vantarsi di aver fatto aumentare il debito pubblico,  aumentare la disoccupazione generale (in particolare quella giovanile),  aumentare le sacche di povertà che sono diventate voragini,  aumentare la presenza di clandestini che per il 90%  non fuggono da guerre ma da povertà e così assistiamo a scene degradanti quali quelle del rifiuto del cibo, gettato per strada, a pretese di sistemazioni alberghiere, servizi, località che devono essere sottoposte ad esame preventivo come se venissero tutti da residence e club house o la scelta del luogo dove bivaccare se in città, al mare, in montagna, in collina laddove gli italiani senza casa dormono sotto i ponti, nelle auto e mangiano alla Caritas o si suicidano. Dal 2011 i difensori della “Costituzione più bella del mondo” sanno benissimo che chi ci governa non è stato eletto: eppure prima Napolitano e poi un giudice costituzionale tollerano questa offesa agli italiani prima che alla stessa Costituzione.

Elio Bitritto