Se il Regno Unito non farà piu’ parte dell’ Europa

cartinaIl Regno Unito deve rimanere nell’Unione Europea per continuare ad avere influenza a livello mondiale, il Presidente Statunitense Barack Obama dichiara in una intervista esclusiva alla BBC ( British Broadcasting Corporation).Il Primo Ministro britannico David Cameron si appresta ad indire nel corso del 2016 un plebiscito per decidere se il Regno Unito deve continuare a far parte dell’Unione Europea. L’opinione pubblica, secondo recenti sondaggi, (luglio 2015), sembra propensa ad uscirne ed a far valere le prerogative nazionali. Il vento del nazionalismo e del populismo sembrano soffiare forti, non solo in Ungheria, Polonia, Austria, Francia, Italia, ma anche nell’appendice geografica del continente europeo che sono le Isole Britanniche. Negli ultimi 70 anni il peso specifico politico ed economico del Regno Unito si è ridotto di molto. Non è piu’ la sede di un grande impero coloniale, ma è una media potenza. Permane tuttavia la nostalgia della grandezza che fu il Commonwealth dell’era vittoriana. Quello che rende il RU uno stato ancora parzialmente influente è di avere in comune l’uso della lingua inglese con gli USA, ancora la prima economia e forse ancora la prima potenza militare mondiale.Le riserve espresse da Charles De Gaulle che in un primo tempo uso’ il suo diritto di veto quando il RU fece la richiesta di venire a far parte dell’allora Comunità Europea, si sono rivelati fondati. I britannici hanno sempre preteso, ed ottenuto purtroppo, di fare e di non fare parte dell’Europa Unita. E quando lo hanno fatto, lo hanno fatto con le dovute eccezioni volte a mantenere ed a promuovere le istituzioni e gli interessi nazionali. Margareth Thatcher e poi Tony Blair ed altri politici hanno sempre fatto valere gli interessi nazionali su quelli comuni al resto dell’Europa. L’esempio piu’ evidente è il rifiuto di aderire alla moneta comune, l’euro. I britannici sono anche riusciti ad imporre l’nglese come la principale lingua di lavoro anche se l’inglese è all’interno dell’ UE la lingua madre di una percentuale paragonabile a quella degli italofoni. La lingua è potere e grazie all’uso dell’inglese come lingua della burocrazia dell”UE, il RU svolge un ruolo sproporzionato alla sua importanza economica.Torniamo all’intervista del Presidente Obama alla BBC. Egli si rende conto che il principale alleato che gli USA hanno in Europa è il RU ed una sua eventuale uscita dell’UE avrebbe importanti e gravi conseguenze. Si continuerà ad usare l’inglese come lingua di lavoro nella burocrazia europea se il RU non ne fa piu’ parte? L’alleanza militare atlantica,la NATO, ha ancora ragione di essere se l’Europa si dota di un suo esercito? Quali saranno le conseguenze economiche nel settore bancario? il RU sarà una nuova Svizzera, solo un po’ piu’ grande? E se gli scozzesi in un loro plebiscito decidessero di rimanere parte dell’Europa unita, cosa succederebbe all’unità nazionale delle isole britanniche?La verità è che la civiltà atlantica che ha visto il predominio degli anglo-sassoni negli utimi tre secoli è in declino e altri attori importanti sono apparsi sulla scena mondiale, come la Cina in primis, la Russia che nutre ancora sogni di gloria di grande potenza, ed altri paesi raggruppati nel cosiddetto BRICS.L’Europa, se vuole continuare a contare, deve crescere ed i paesi che decidono di rimanere a farvi parte devono sentirsi sempre piu’ ‘europei’. Il che significa far crescere l’Idea dell’Europa dei popoli come i padri fondatori l’intendevano nel firmare il trattato di Roma nel 1957. La crisi greca da una parte e l’eventuale uscita del RU dall’altra dall’UE, obbligheranno i dirigenti europei ad accelerare i tempi per rinsaldare i vincoli identitari, far prevalere il principio di solidarietà tra le varie componenti dell’UE, farne una casa comune dove gli interessi nazionali vanno abbinati a quelli comuni europei. E l’italia, come principale paese mediterraneo, ha un ruolo fondamentale da svolgere. Alla visione germano-centrica prevalsa finora, deve opporre un modello mediterraneo e far accettare che l’Europa, se di Europa si vuole continuare a parlare, ha un’identità bifronte: mediterranea e continentale.

Filippo Salvatore