Lanciano. “Infinito minimo” – Personale di Valentina Biasetti

FLIC-Ed-2015

 

Come già preannunciato,
come primo­­ vernissage di una serie di eventi programmati dal
Festival Lanciano in Contemporanea (FLIC),
apre oggi
e visitabile fino al 15 luglio presso il Polo Museale Santo Spirito (Museo – Galleria d’arte) di Lanciano, la Mostra Personale:

Infinito minimo
dell’artista Valentina Biase
tti.

 

 

V Biasetti-artista

Valentina Biasetti – Una pittura d’immagine vissuta interattivamente


e vedemmo oltre i muri scabri di pietra
la carne delle nubi  …

(Mark Strand)

L’estrosità dell’arte di pennello e di matita è in Valentina Biasetti  ben evidente, da subito, nel porsi davanti ai suoi ri-quadri, singoli o multipli. Si dirà, a ragione, che questo è ovvio per ogni artista che voglia dirsi tale e che meriti, per immagini create e significanza di esse, quale che sia il genere tecnico-formale, una particolare attenzione e rilievo. Pure, l’iniziale annotazione a me pare un imprescindibile postulato di partenza e di utile attenzione eidetica sulle immagini dipinte e tracciate su carta da questa giovane artista di Parma. Una pre-analisi per ‘assuefarsi’ vorrei dire, al particolare taglio compositivo fuori-centro della figura data dall’autrice e della mutazione grafico-concettuale a noi pro-posta. Il ben centrato o il giusto posizionato, ponderato e simmetrico, è del tutto infranto e l’horror vacui di altri tempi è non negato, ma divenuto luogo e mezzo di inespressa quanto produttiva significazione.

La Biasetti volontariamente immagina del reale da figurare, da com-prendere e far proprio – in una sorta di messa in scena teatrale tendenzialmente dadaistica, ma, all’opposto di T. Tzara, con una sottintesa riaffermazione dell’arte come “cosa seria – dico sul serio” – il divenire ontologico e non solo storico dell’essere umano, all’interno della sua trascorrenza filosoficamente democritea. Le posizioni e le inquadrature, le angolazioni insolite e letteralmente eccentriche di cui fa sistematico uso, sono volte non a sorprenderci, quanto a indurci ad analizzare, assieme lei, le mutazioni di uomini e cose nella loro parvenza e pur rivelatrici del valore e della sostanza.

Un ‘mondo’ per immagini, noumenico non meno, che pare volteggiare in una racchiusa sfera in cui l’artista mira, ritrova, indaga ed espone, come altro da sé, se stessa e gli altri. Un caleidoscopio di forme mutanti e fluttuanti, di presenze e di assenze, all’interno di un ben costruito sistema immaginifico, costantemente da ridisegnare o da ‘maculare’, con ordine e metodo tradizionalmente figurativo o con improvvise e nervose pennellate, per un istintivo gesto volto al possesso di uno spazio originariamente o per accidentalità ancora bianco e vuoto. Il tutto compreso, racchiuso e poi esposto in mostra, come in un alveo simil spazio-astronautico, dove “il corpo” riesce a gravitare libero o sciolto, sia pure per un attimo, dal suo peso stante; a porsi così in luoghi e in posizioni in cui nessuno immagina che quella possa essere la propria raffigurazione o il proprio angolo, d’inferno o di paradiso, o semplicemente di vita quotidiana.

Nelle sue figure, frazionatamente impastate di colori densi, scuri e quasi grevi, la Biasetti talora innesta, come per liberarsi dalle rotondità racchiudenti del corpo, una traccia filiforme seppur sempre conchiusamene geometrica. Un peso della corporeità e la sua perfetta e ben mimetica definizione in immagine, che l’artista, con coraggio inaspettatamente destruens, pare voler annullare, al punto di cancellare il già dipinto con quattro pennellate o uno schizzo ben dosato di nero o di biacca.

Valentina Biasetti, nei suoi segno-dipinti, con i quali ha manifestamente un rapporto di interdipendenza al limite delle reciproca ‘provocazione’: una mutuante e mutante causa ed effetto, pare voler dare ‘figura’, anzi realizza in opera una sua, seppur variante, unica pitturazione di ciò che lei avverte personalmente di essere, di quel che attorno a lei vede e per sé accade. Lo diremmo un “quadro di vita” di certo tutto suo, ma che in virtù dell’arte potrebbe porsi come di ciascuno e di tutti. Con il di-segno delle le membra, dei panni, degli arredi, immaginariamente i suoi o dell’altro, componenti di un universo ‘minimo’ ma totalizzante, dato dai suoi cari costantemente lì presenti e interagenti, l’artista parmense pare voler realizzare, più che dipingere, una variante e variata epifania dei corpi, del loro porsi dinamico e talora ‘di traverso’, impastati nei colori che vogliono farsi con evidenza pittura rappresentativa, e delineati e contornati da linee di matita coniugate nel bianco e nero, un’astrazione visiva di quel che è reale, per quanto si direbbe sua figurazione soltanto. La sua ‘visione’, per sé compresa e a sé data, si pone per noi, al termine di una sua narrazione-mostra, come altra cosa, nell’oggi e poi per altri che vedranno ancora nel tempo a venire, conosciuta. Ma è una vita, la sua individuale esistenza, in questo tempo e luogo ritratta, e ad arte e con l’arte, in beltà d’immagine racchiusa e, con esposizione, agli altri donata.

Giuseppe F. Pollutri

 


Per ulteriori e maggiori info, si vada alla pagina fb di Valentina Biasetti – Artista

 

 

 

 

 

 

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