Y Podemos! Sarà vero, e quanto realmente utile alla gente?

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“Podemos”, in Spagna, movimento di nuova formazione e affermazione politico-mediatica, parebbe avere le stesse caratteristiche dei nostri 5-Stelle, ma è “altra cosa”, almeno così dicono gli analisti. Eppure, porta ad un identico risultato: una solo apparente risposta alla domanda di maggiore giustizia sociale del popolo e un reale problema per la governabilità realmente democratica della nazione.

 

Il nuovo partito del popolo degli indignados, messo su e infervorato dall’ennesimo “tribuno della plebe”, Pablo Iglesias, si auto-qualifica come …“sinistra spagnola oltre la sinistra” (!),  in questo distinguendosi dagli italici grillini, che nel “né a destra, né a sinistra” hanno fondato una strategia utile a pescare “voti” di qua e di là delle abituali appartenenze. Eppure l’uno e l’altro movimento, ‘malpancisti’ come altri in origine, seppur gratificati da successo elettorale, dal momento che non sono poi crollati i partiti detti tradizionali, se non scendono a patti o compromessi con il Sistema che volevamo combattere/abbattere, sono destinati alla marginalità, a fare coreografia.
E’ storia: organizzare movimenti o nuovi partiti che spingono a ‘ribellarsi’ al “Re”, dopo averlo messo a nudo, e magari appeso ad un palo, senza poi essere capaci di essere diversi nella gestione del potere, per rendere realmente confortevole il sempre invocato “Sol dell’avvenire”,  chiaramente non paga e non soddisfa la gente, il “demo”, fatta salva la particolare gratificazione di chi è stato eletto e con ciò assegnatario di seggio o poltrona.

Anni fa, a me piacque ricordare, in altra ma analoga occasione, un monito dell’antica cultura romana che recita un imperioso, saggio e assai realistico: “tertium non datur”. Un ammonimento che se individualmente non chiede affatto l’omologazione delle idee, come delle coscienze, in un sistema di rappresentanza elettiva, che ad uno schieramento o coalizione deve affidare il governo della comunità e del luogo, sta a indicare che dovendo porre e chiedere un consenso su una ben precisa, seppur articolata, idea-guida di un Programma da realizzare, il “terzo” che si pone “in mezzo” elegge magari se stesso, o quei pochi suoi ‘scudieri’, ma permette (quel che a Vasto è accaduto ben due volte) che conservi il potere (…di far nulla, se non danni) colui o quelli che tutti dicevano di “voler mandare a casa”.

Nelle democrazie occidentali, nate dalla Rivoluzione francese, per la quale anche i re e regine (…ma non  i presidenti detti costituzionali, evidentemente) si sono adattati a non poter più disporre da se soli per tutti, fare partito per se stesso, auspicando che la gente attribuisca a te solo, uomo o partito, un assoluto cinquantuno-per-cento di voti e rappresentanti (sogno di  mezza estate di Grillo, cui non crede neppure lui), o una minoranza-maggioritaria che con una nuova legge truffa valga anche più della metà più uno (come vuole Renzi, nella sua manifesta libidine del potere unico), difficilmente porterà ad un governo di uomini e cose che abbia forza fattiva e produttiva, insieme e non meno una legittimità (direi anche dignità) realmente democratica.

Crederlo e realizzarlo, anche a Vasto (Italia), … podemos, es ahora!
Diversamente dirsi “democratici”, fautori e attori di libertà e di giustizia, è una beffa istituzionale, oltre il danno, un quotidiano sberleffo da dover mandar giù.

Pino Pollutri

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