L’immigrazione, la Chiesa e la società italiana (Laterza).

don sciortinoIl nuovo libro del direttore di Famiglia Cristiana, Antonio Sciortino:

Don Antonio Sciortino è il Direttore di Famiglia Cristiana e, tra un editoriale ed un altro ha trovato il tempo di scrivere un libro che cerca di sostenere la necessità di favorire l’immigrazione non solo per la nobiltà del gesto, ma anche e forse soprattutto, per i vantaggi che ne deriveranno. Tre sono gli aspetti che don Sciortino evidenzia:

Primo: l’immigrazione non è frutto di una scelta, ma di una necessità.

Secondo: il Belpaese, senza di loro, non si reggerebbe in piedi.

Terzo: chi ha saputo gestire con intelligenza il fenomeno, non solo non ne è stato danneggiato, ma, al contrario, ne ha tratto beneficio.

“La politica dello struzzo” è il titolo quanto mai significativo del primo capitolo. Che senso, ha, nel mondo globalizzato, erigere muri? Non avrebbe più senso costruire invece ponti, cioè favorire l’accoglienza e l’integrazione? Certo, affrontare queste masse di diseredati che arrivano dal Sud del mondo è una «scomodità», nessuno lo nega: il bisogno di sicurezza della gente va tenuto in considerazione, così come l’esigenza di legalità.

In secondo luogo – ricorda Sciortino – siamo o no consapevoli che il 10 per cento del nostro Pil (Prodotto interno lordo) deriva dal lavoro degli immigrati? Provate a chiudere le fabbriche in mano agli stranieri, o a togliere la manodopera immigrata da quelle italiane, e vedrete quali effetti dirompenti si avrebbero sulla nostra economia.

Infine il direttore di Famiglia Cristiana, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, sottolinea che le società che hanno avuto la capacità di accogliere l’immigrato sono state premiate, in termini di un accresciuto benessere collettivo.

Troppo facile la fa don Sciortino: certo che l’immigrazione è una necessità: ma perché non vanno nei Paesi dove usi, costumi, leggi, religione, sono affini, se non coincidenti con le loro: non solo, ma perché spesso, troppo spesso, da ospiti che fuggono da pericoli e povertà, avanzano pretese assurde tra cui quella di voler imporre una religione che è agli antipodi di quella cristiana. Infine, tra l’altro don Sciortino trova un grande alleato in Monsignor Massimo D’Alema che addirittura vorrebbe altri 30 milioni di immigrati per sostenere l’economia europea. Al di là delle ovvie considerazioni  già descritte, questi due catto-economisti partono dall’idea che gli immigrati paghino tutti le tasse, magari come gli italiani. Baserebbe andare a vedere cosa fanno i cinesi a Prato e come nascono, falliscono, rinascono, rifalliscono, in  un ciclo senza fine che neanche Gianbattista Vico ….! Il fatto è che questi signori, siano essi buonisti o fessacchiotti, ci devono ancora spiegare come fa un’Italia in queste condizioni a sostenere una massa di migranti che non lavora ed arricchisce solo il sottobosco della malavita nella maggior parte dei casi.

Elio Bitritto

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