La prepotenza

Santa Maria della MisericordiaA Venezia è in corso la famosa Biennale che, tra artisti veri ed artisti fasulli, rompe certi luoghi comuni cui il cittadini normale è abituato. Le provocazioni non mancano e, tra queste, l’ultima, che

ha avuto l’effetto di far intervenire la polizia in un padiglione, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, affittato alla delegazione islandese che, al seguito dell’artista Christoph Büchel, ha realizzato l’opera “The mosque”. A monte dell’intervento della polizia il rifiuto, da parte della delegazione islandese, di far entrare i visitatori con le scarpe “per il rispetto dovuto al luogo”!

Luogo sacro all’Islam o luogo d’arte? Non c’è dubbio che l’opera, piaccia o non piaccia, è “arte” e non ha nulla a che fare con la religione musulmana non foss’altro per due motivi: il primo è legato al Patriarcato che in una nota sottolinea come “… per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico va richiesta autorizzazione all’autorità ecclesiastica indipendentemente da chi, al momento, ne sia proprietario. Per questo specifico sito, non è mai stata richiesta né concessa”; l’altro motivo, diciamo così “laico”, è legato al parere del Comune che già attraverso la prefettura aveva sconsigliato un’opera di questo tipo e che ora vieta l’utilizzo del padiglione/moschea come luogo di culto, minacciando la chiusura anticipata se entro il 20 di maggio non verranno presentate le autorizzazioni necessarie.  Tutto ciò ha spinto Il professor Alessandro Tamborini, residente a San Marco, cattedratico e docente di Scienze religiose, storia e simbolismo dell’arte antica e medievale a chiamare la Polizia appunto perché si è rifiutato di togliersi le scarpe per visitare il padiglione sabato pomeriggio. In realtà amici stranieri lo avevano informato della singolare richiesta di togliersi le scarpe prima di entrare nella “moschea”: naturalmente essendo questo un padiglione artistico e non un luogo di culto, i visitatori si sono rifiutati  di aderire alla richiesta. Il prof. Tamborini insisteva nel chiedere se il padiglione fosse una moschea o un luogo d’arte senza ricevere altra risposta se non la richiesta di “rispetto”! Una prevaricazione che non è andata giù al professore ed ai suoi amici anche se, alla fine la direttrice islandese aderiva alla richiesta di entrare con le scarpe per visitare il luogo. A questo punto, però il prof si è rifiutato di entrare essendo già stati lesi i diritti dei numerosi visitatori che erano stati allontanati. Secondo il docente è “deplorevole e denunciabile che i diritti fondamentali come la libera circolazione di un cittadino italiano nel proprio paese sia impedita da islamici e da pseudo artisti che non favoriscono certo né rispetto né il dialogo tra le religioni ma anzi causano divisioni e tensioni inutili”. Una volta di più non si è cercato il dialogo interreligioso, che non è possibile se l’Islam nega e combatte tutte le altre religioni, ma è stata imposta una scelta che nulla ha di democratico e certo non favorisce la comprensione tra le diverse confessioni.

Elio Bitritto

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