“Manipulator modificaputis” di F. Salvatore, poesia etica e didattica

 

Aulico e scientifico, lirico non meno, notoriamente in presa costante e diretta con gli eventi e il divenire della terra, degli astri e della materia (che è insieme caos e fattore primigenio), Filippo Salvatore qui riflette sugli ultimi accadimenti e sommovimenti della terra, dei ritrovamenti naturalistici testimoni di ere geologiche pre-umane, che assai fanno pensare
su principio evolutivo e fine esiziale dell’essere umano.

E’ occasione per una recita metrica, al limite dell’imprecazione,
dolente quanto avveduta,
per la stoltezza comportamentale dell’uomo,
che, seppur ‘sapiens’, irrazionalmente opera non …”seguendo virtù / e conoscenza. Ti guida la ricerca di utile / immediato, non l’amore. / Ed  hai  sforestato e desertificato / e per sete  di guadagno ruscelli, / fiumi, mari e oceani hai inquinato”.

C’è chi sostiene che l’Apocalisse, come evento estremo e finale – non si sa se
della terra e dell’universo intero, o soltanto dell’essere umano – è ben lontana nei secoli dei secoli a venire…
Pure, questo esemplare evoluto della specie umana, che più di altri  esseri è capace, in quanto ‘habilis’ oltre che ‘erectus’, di regolare la sua vita e il suo insediamento nell’habitat in cui è stato ‘deposto’, fa di tutto perché il “consumatum est(il “tutto è compiuto” di Cristo sulla croce), sia sempre più prossimo e certo, per tutto e per tutti.
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Manipulator  modificaputis

 

Sul quadrante dell’orologio cosmico
le lancette del tempo della specie sapiens,
che d’eternità s’arroga il vanto, indicano
una minuscola fazione nella logica
geologica e nella presenza della vita
sul pianeta Terra.
In Birmania t’hanno ritrovato  intatto,
manipulator modificaputis, scarafaggio
notturno del cretaceo superiore incastonato
in pietra trasparente gialla, in ambra.

Zampe affusolate con artigli e collo
lungo ruotabile eri, antenata della mantide,
l’invincibile blatta predatrice del giurassico,
quando Il tirannosauro dominava di giorno,
azzannava e squartava con taglienti fauci.
Tu aspettavi il calar del sole e la luna
il cielo per  andar a caccia d’altri animali,
per  sventrarli e per cibartene. E regnavi.
Dov’eri allora, uomo, che  ti credi immortale?

Solo l’osso di un pube in un deserto
o un cranio e cumuli di macerie resteranno
di te tra cento milioni d’anni e  altre  blatte
domineranno sul piccolo pianeta blu.
Non vivi, specie sapiens, seguendo virtù
e conoscenza. Ti guida la ricerca di utile
immediato, non l’amore.

Ed  hai  sforestato e desertificato
e per sete  di guadagno ruscelli,
fiumi, mari e oceani hai inquinato.
E  adori falsi dei, nuovi moai,
desolate sagome sull’isola di Pasqua,
e li chiami progresso e grattacieli
e con in bocca il nome di falsi dei
fai prevalere  odio, cecità, avidità.
Ed anche per te, uomo, tanto mortale
fragile, arrivò puntuale  l’apocalisse.

Filippo Salvatore
Montreal, 6 maggio 2015

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