Lavoro & Costituzione: le parole scritte e dette che …sono e restano soltanto parole

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In ordine alfabetico, dalla N tornando indietro alla M. Ovvero da Napoletano Giorgio ex pci, a Mattarella Sergio, ex dc, simbolici esponenti entrambi del “compromesso storico”, giunti  (o posti) in successione al Quirinale.

Oggi, ancora un 1° Maggio, è – dice – Festa del Lavoro (o dei lavoratori). Mentre è noto che in ogni caso è ben altro che occasione di festeggiamento, mi viene spontaneo ricordare quel che su lavoro (e lavoratori) hanno detto e proclamato i due citati alti personaggi del Paese Italia.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, nel 2011, in una pubblica circostanza ha affermato che …”il lavoro non deve essere un privilegio, soprattutto per i giovani, ma una normale condizione”! Affermazione ovvia e condivisibile, se non ché viene da pensare: – Cosa ha fatto tale uomo politico, nella sua lunga militanza a sinistra, quella della “giustizia sociale”, quali gli atti concreti durante la sua lunga carriera politica e parlamentare, perché questa condizione non fosse, nell’Italia “liberata” da ormai 70 anni, soltanto un …“auspicio”?

Il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, recentemente, nei giorni del poco glorioso festeggiamento dei settanta anni della “Repubblica democratica nata dalla resistenza”, ha affermato che sul tema lavoro “occorre fare una inversione di marcia” e che “La Costituzione è una realtà viva, che vive perché viene applicata, perché viene attuata”! Ora, se, palesemente, queste parole sono la freudiana ammissione di un fallimento di questo nostro Stato e degli uomini che a vario titolo hanno ‘albergato’ nelle Istituzioni, per restare a chi di tale articolato potere pubblico è stato a lungo testimone e co-attore diretto, forse è lecito chiedersi che cosa il personaggio e la sua parte democristiana, nei circa settanta anni trascorsi, hanno messo in campo perché questa “fede” fosse oggi una realtà vera e compiuta (o in via di compimento), e non soltanto un dire retorico su un teorico comma dell’art. 1 della sempre celebrata e fondativa (1947) Carta repubblicana?

Nei Media, è stato fatto osservare che mentre si vuole e si tenta (da anni e a colpi di maggioranza, di destra eo di sinistra) di modificare la Costituzionepiù bella del mondo (!), in realtà “non c’è bisogno di pre-occuparsi di farlo”. Giustamente, si dice: – Basta non applicarla, … tanto non succede nulla!

Ovviamente i nostri figli di questo Regime, di uomini e di cose, passato e in atto, non sono per nulla felici-e-contenti. Si può dar ad essi torto e motivo, considerate le parole e i fatti, per essere fiduciosi?

Pino Pollutri