Se vengo a casa tua …

coop e mafiaCredo che a nessuno sfugga il fatto che un ospite, più o meno gradito,  nel momento in cui, per un qualsiasi motivo viene a casa tua, cerchi comunque di adeguarsi al tuo modo di essere, rispettando la tua famiglia, le tue abitudini, dissentendo su alcuni argomenti con pacatezza. Sono stato in diversi Paesi del mondo sempre rispettando usi e abitudini altrui. Ho viaggiato molto in camper ed ha avuto occasione di ospitare ed essere a mia volta ospite di campeggiatori di tutte le nazionalità e religioni. Mi sono e ci siamo uniformati ad un principio elementare di buona educazione, di rispetto della reciproca ospitalità, un principio universalmente accettato. Ma il principio del “bon ton” diventa però difficile applicarlo quando gli  ospiti siano numerosi e, soprattutto, pretendano che siano accettate le proprie abitudini: a casa mia, in linea di massima, un ospite accetta quello che gli offro: mai darò da mangiare carne ad un vegetariano (oggi si dice vegano), o un brodetto di pesce a chi non  mangia pesce, né mai cercherò di offrire alcolici o carne di maiale ad un islamico (ho avuto anche ospiti turchi), sapendo ciò che significa. Ma … c’è un ma che fa da discrimine tra l’essere cortesi e l’essere idioti (leggi buonisti). L’altro giorno assistevo alla trasmissione di Paolo Del Debbio in cui un immigrato contestavai il sacro principio della “integrazione” (tanto cara a sora Laura e compagni) affermando che non si deve parlare di integrazione ma di accettazione di cultura diversa. In pratica io, ospitante, devo accettare usi, abitudini e leggi diverse da parte dell’immigrato. A parte che quanto meno dovrebbe esserci un principio di reciprocità.ma se le abitudini, i costumi, le leggi del Paese ospitante non appaiono conciliabili con quelle di chi vive da sempre in Italia, per quale motivo sono io che devo cambiare: non pretendo che “tu” cambi” ma non pretendere che sia  “io“ a  cambiare. Ora a parte i paesi che sono in guerra, ma, di grazia i marocchini, i tunisini, i senegalesi e tanti altri cittadini del mondo, anche asiatici, cosa ci vengono a fare in Italia, in un Paese con leggi, religioni, usi e costumi tanto diversi ?  Molti partono oggi dalla Turchia che è un Paese molto più grande dell’Italia, con un sistema legislativo che ha le stesse origini di quello del Paese che hanno lasciato: perché non si fermano ad Istanbul? Voglio riportare un brano dell’intervista che la regina di Danimarca ha concesso, qualche giorno fa ad un  quotidiano danese “È chiaro che, quando una società accoglie molte persone da fuori, bisogna stabilire delle regole in modo che capiscano dove sono arrivati. Li accogliamo ma, una volta arrivati da noi, non possono pretendere di imporci i loro usi e costumi. E dunque possono frequentare liberamente le moschee quando vogliono. Ma quando cominciano a fare cose che stridono con i valori danesi, devono capire che non va”. Ecco, la ragione di questo per ora paventato “razzismo” che il governo sta facendo nascere sta tutta qui: le condizioni socio-economiche dell’Italia non consentono di ospitare più di un certo numero di stranieri: continuare ad accoglierne tanti significa ridurre le già scarse e scadenti prestazioni che il cosiddetto “stato sociale” italiano concede agli stessi italiani. Per mantenere un minimo di “solidarietà” bisogna tassare più di quanto già si faccia e non si è di “destra” se si dice che di tasse se ne pagano troppe. Non solo, ma di grazia, perché l’esigenza di trovare un alloggio e fornire servizi agli immigrati non si traduce nella stessa necessità per gli italiani poveri che in qualche caso scelgono il suicidio? Devo dirlo: un deficiente contestava l’altro giorno la Meloni che poneva il problema della accoglienza di un elevato numero  di immigrati che, non avendo risorse, non avendo lavoro, non avendo casa, sarebbero stati costretti a delinquere o a diventare bassa manovalanza delle varie mafie: il deficiente affermava “allora li facciamo morire in mare… ?”. Nn è certo questa la risposta, ma non lo è anche la soluzione per cui, sempre secondo il deficiente,  sarebbe meglio se vengono a delinquere in Italia.  Il problema è tutto qui: se non possiamo garantire nulla a questi disperati, l’accoglienza ad ogni costo risponde alle nostre coscienze? O non piuttosto al sistema delle cooperative che, ormai è acclarato, ha un segno distintivo che è quello della sinistra italiana?

Elio Bitritto