Strasburgo – Italia 2 – 0

corte strasburgoNon finiscono le condanne della Corte Europea di Strasburgo nei confronti di certe sentenze della magistratura italiana. Intanto, a scanso di equivoci, la condanna di Strasburgo si riferisce a singoli e particolari casi e non a tutta la magistratura italiana: così come accade nei miei articoli in cui stigmatizzo particolari aspetti della magistratura italiana che non significa condannarla in toto  ma significano una diminuzione di credibilità causata da alcuni comportamenti ed alcune sentenze di una parte, esigua, della magistratura. Dopo le numerose condanne causate dalla lentezza dei processi, oggi sono due le notizie che danno una ulteriore scossa alla credibilità della magistratura italiana: la prima è l’assoluzione di Totò Riina dall’accusa di essere il mandante della strage del rapido 903 del 23 marzo 1984 che causò 16 vittime: assoluzione perché manca la certezza, dopo oltre 30 anni (!), che sia stato lui il mandante (in pratica “per mancanza di prove). Ma la notizia più clamorosa, anche per gli eventuali sviluppi che potrebbe avere, si riferisce alla assoluzione di Bruno Contrada (i fatti contestati si riferiscono agli anni tra il 1979 e il 1988 !!!!) da un reato che è stato frutto di un artificio giuridico in dispregio sia dell’articolo 25 della Costituzione italiana (Nessuno può essere punito per un fatto che non costituiva reato al momento della sua commissione),  sia dell’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani che sancisce il principio di “nulla pena sine lege”, ovvero che non si può essere condannati per un reato che non esisteva quando sono stati commessi i fatti imputati. Cosa dire di questa sentenza se non che evidentemente c’è stata una forzatura al limite della legalità che, proprio perché al limite, ha prodotto un “mostro giuridico” e, conseguentemente, la condanna del sistema Giustizia in Italia. Qualche giorno fa, contestando le affermazioni dell’ex Pm Colombo, rilevavo che non sono gli italiani o i giornali o Berlusconi a denigrare la magistratura ma, spesso, sono certe sentenze e certi accanimenti giudiziari che fanno dubitare della serenità di giudizio che appaiono proprie più di uno stadio che di un’aula di tribunale.

Questa sentenza, inoltre, accende l’attenzione dell’opinione pubblica e della stessa magistratura su altri processi importanti (nel senso che riguardano personaggi particolari). Mi riferisco a Dell’Utri, in pratica nelle stesse condizioni di Contrada e a Berlusconi anche se, diversamente dai primi due che sono “condannati” non c’è il reato ma l’applicazione di una Legge, la cosiddetta Severino che però, sempre secondo gli articoli 25 della Costituzione italiana e 7 della Convenzione Europea , non potrebbe essere applicata.

Elio Bitritto

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