“E mi tingi di rosa”, una nuova poesia dal Canada, di Filippo Salvatore


Dal gelo e con poesia, primavera viene. Con la luna rossa, un fiore

di ciliegio
di peonia un turgido bocciolo .
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Il corregionale (parlo degli Abruzzi) Filippo Salvatore, nel suo vagare, corporalmente e con la mente, tra le terre ulivate del Molise e le gelide, larghe distese fluviali del Canada, sua patria d’elezione migrante, tra le ‘lettere’ poeticamente affabulanti e i fenomeni fisico-astronomici del cosmo, ancora una volta ci invia una serie di quadri in versi, visivi ed evocativi, articolati tra rimandi culturali, sonorità e cadenze, verbali e poetiche.

In essi ci dice della luna rossa (o di sangue) manifestatasi il 4 di aprile, terzo evento nella sua astronomica tetrade, ci racconta delle sonorità fragorose dello scontro di lastre di ghiaccio (immaginiamo) sul San Lorenzo, e, tra una serie di interrogativi sull’uomo, dell’incarnazione “del Figlio”, la sua resurrezione certa e l’ineluttabile nostra, finale, mutazione in “polvere senz’ombra”

E mentre annota, con un certo esistenziale sgomento, che: “Dura permane la condanna del dubbio / Il silenzio, la mia solitudine d’uomo, / che cerca reti biologiche, campi energetici, /il flusso perenne delle trasmutazioni …”, il nostro – nel dubbio di un risorgere ‘divino’ de “l’umano che ci è così caro”, pare voler trovare, per intanto, rifugio visivo e intima gioia nel sentimento e nella carnalità amorosa di chi gli è compagna di vita, sicuro e confortevole approdo ovunque sia la terrestre e provvisoria dimora; nel mirare primavera nei suoi fiori di pesco o nel più tardivo bocciolo di peonia, ora che dei rinati germogli è il tempo. Di certo, sebbene il gelo e i freddi venti del nord paiono voler ritardare la loro floreale esplosione di forma e colori, il suo e nostro, seppur “caduco”, …tingerci di rosa.

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E mi tingi di rosa,

di Filippo Salvatore

 

I

Leggo l’inesauribile libro della natura.

La morte? È incandescente fluorescenza

blu, luce di burella, onda acustica,

grumo di supernova verso nana bianca.

 

II

Not a narrow selfishness,

but a cosmic outreach.

Not a blind self-preservation

but a shining transubstantation.

 

III

Tu esci, pelle tonica e turgidi capezzoli,

dal mar ancor freddo d’Istria

e, risorto campo di luce, indichi

l’occhio di centro nella Sala degli Sposi

del palazzo ducale a Mantova

o la feritoia nel castello svevo a Termoli,

roghi nostri di passione, e dove fu

la tua attrazione, là torna la mia energia.

 

IV

Presto sarò polvere senz’ombra.

‘La speranza d’un mucchio d’ombra

e null’altro è la nostra sorte?’

Un mero sogno la resurrezione?

Una favola bella l’incarnazione del Figlio?

Ferrea è la legge eterna, senza inizio

e senza fine, del caso nell’universo?

Io, ameba truffaldina, baro la mia sorte

ed evado dal collo di bottiglia ma.

dura permane la condanna del dubbio,

Il silenzio, la mia solitudine d’uomo

che cerca reti biologiche,campi energetici,

Il flusso perenne delle trasmutazioni

tra individualità distinta, cad

e l’eternità della materia visibile e oscura.

 

V

È sabato santo e anche la Luna

s’è tinta di rosso.

È il terzo oscuramento

della tetrade delle ecclissi

È un minuetto, parziale, penombrale, totale

che la Luna si permette ogni tre secoli

e balla con Madre Terra

e ammicca Padre Sole e la fa arrossire.

 

VI

S’ode in lontananza il rimbombo di lastre

di ghiaccio che a galla cozzano sul fiume.

Frange la primavera di nuovo Il manto

scintillante del gelo mentre a 4200 anni

luce una nuova stella otto volte la massa

del Sole sta nascendo in diretta.

 

VII

Anche tu sei rinato fiore

di ciliegio, io bocciolo di peonia,

e mi tingi di rosa con carezze, quasi petali.

E di nuovo siamo uniti, di nuovo

una sola, caduca corolla. Risorgerà

mai in divino l’umano che ci è così caro?

 

Montreal, 7 aprile 2015

 

24-05-2009-16

Cherry_blossoms_in_Vancouver_(in rete)