Croazia – Italia in gara per “l’oro nero” nell’Adriatico (… e per il ‘bagnante’)

La Croazia si prepara a trivellare anch’essa l’Adriatico, alla ricerca di giacimenti di petrolio e metano. In rete se ne parla con crescente preoccupazione e mobilita il popolo delle petizioni on-line. La questione torna in primo piano, giacché il Governo di Zagabria, a giorni, prenderà le sue decisioni finali in merito. Le acque croate giungono a breve distanza dal Gargano. L’isola di Lagosta (Augusta Insula un tempo, Lastovo oggi in croato) e soprattutto lo scoglio ex italiano di Pelagosa (Palagruža) sono a un passo dalle Tremiti e da Vieste. Il ‘nostro’ Romano Prodi interviene dicendosi ‘preoccupato’, perchè così “l’affare” sta sfuggendo di mano all’Italia!

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Il governo croato, da tempo ha annunciato di voler procedere a trivellazioni in tutto l’Adriatico, a poca distanza dalle coste italiane. Questo in un “mare chiuso” in cui possibili ed eventuali perdite di petrolio dai pozzi potrebbe causare un disastro ambientale dalle terribili conseguenze, sia in termini ambientali che turistico-balneari. Lo dice il buon senso, non occorre essere ambientalisti militanti per capirlo e temerlo.

Chi se ne pre-occupa in Italia? Non certo il Governo attuale, che con il DecretoSblocca Italia, da tutti ritenuto potenzialmente pericoloso, confondendo e il rispetto democratico con la burocrazia, ha tolto alle realtà territoriali ogni potere di interlocuzione e/o di opposizione in materia. Non gli ambientalisti in carriera, ma spesso “in sonno” strumentale quando a decidere e programmare su qual si voglia materia è un governo o amministrazione nei quali politicamente si riconoscono, e da cui ottengono sicuri e abituali riconoscimenti e vantaggi.

Per la verità qualcuno se ne è occupato, ma non per il timore di possibili danni alle nostre coste, quanto per il … mancato, seppur possibile ed auspicato, affare economico da parte italiana. Romano Prodi, il politico di tanti incarichi e prebende pubbliche, ancora in attività e a libro paga delle Istituzioni italiane ed europee, sulle pagine de Il Messaggero e de Il Sole 24 Ore, ha dichiarato: “La gran parte delle trivellazioni [programmate dalla Croazia] si trova lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane, al di qua delle quali ogni attività di perforazione è bloccata”! Se è indubbio che con il Progetto croato l’Italia rischia anch’essa sotto l’aspetto ambientale, lasciando a Zagabria tutti gli utili, non meno si capisce ciò che unicamente sta a cuore al già presidente dell’IRI, degno sponsor del renziano e citato Sblocca Italia.

Chi interviene perché i due Stati abbiano a consultarsi in materia, come le direttive europee prevedono, o come richiede la Convenzione di Espoo, ratificata sia dall’Italia che dalla Croazia? La nota Europa dei burocrati, notoriamente è pronta a fissare, fra le altre cose, la larghezza delle maglie della rete da pesca, o del calibro al millimetro delle vongole pescate, ma si mostra insussistente e lontana quando sono in gioco specifici interessi nazionali italiani. Il Governo di centro-sinistra della nostra regione, poi, appare completamente assente su questa vicenda. Spinge “per la faccia” il suo elettorato verde-blu a manifestare nelle piazze o nei Convegni in Abruzzo, ma è assente o tace a Roma.

Mentre da noi va avanti con pubbliche recriminazioni la discussione ancora generica “Parco si, Parco no”, e che una sua perimetrazione massimalista e d’arbitrio politico (a detta dei responsabili e degli operatori del settore) rischia di bloccare lo sviluppo turistico del territorio, proprio di quella costa teatina che si vorrebbe preservare dalle Ombrine o Rospo Mare e dai Centro Oli e promuovere  in nome di una riconosciuta vocazione verde e blu, … bisognerà piuttosto – a mio avviso –  recarsi giorno per giorno nel luogo che a Vasto fu del “Muro delle Lame”. Per traguardare l’orizzonte, oltre ma poco più in là delle Tremiti. Per vigilare su ciò che Compagnie petrolifere, per conto della Croazia, stanno per mettere in atto alla ricerca e poi sfruttamento dell’oro-nero, in sito sufficientemente lontano dalle loro coste, …preservate, ovvio, per la propria l’attività turistica, ma sin troppo vicino alle nostre spiagge, … scuje e travucche!

Pino Pollutri