Magistrati offesi, vilipesi ma sempre … illesi

tribunaliFa specie ascoltare la protesta dei magistrati che si sentono attaccati e puniti per aver fatto il loro dovere; non si può che essere d’accordo con loro sulla base del principio per cui se hai fatto il tuo dovere non puoi, non devi essere punito. Magari puoi sbagliare, ma l’errore fa parte dell’umana essenza e mettere in conto che, pur bravissimi e scrupolosissimi nel loro dovere, chi è chiamato a “fare” possa sbagliare. Che questo “fare” sia la realizzazione di un palazzo o un’operazione chirurgica, o una tintura per capelli o il giudizio di un professore in un esame non ha importanza: si è fatto un errore e ognuno se ne assume la responsabilità. Il fatto è che in tutti i casi alle responsabilità seguono delle conseguenze che possono essere di vario tipo, dalla semplice rifusione del danno alla sospensione dal lavoro, dal licenziamento alla prigione, a seconda della gravità e della volontarietà. Perché dunque è stata intesa come punitiva la norma per la quale se un magistrato sbaglia deve pagare? Non fa parte della cultura dei magistrati e dei loro strenui difensori d’ufficio che ci si difende NEL processo e non DAL processo? Risibili appaiono le generiche considerazioni che il presidente dell’ANM fa “rivoluzione contro l’indipendenza dei magistrati”, “profili di illegittimità costituzionale”, “segnale negativo per il presidio della legalità”, si intacca il profilo dell’indipendenza dei magistrati”, “rischio di azioni strumentali consentendo alla parte processuale più forte economicamente di liberarsi di un giudice scomodo. È una strada pericolosa verso una giustizia di classe”: tutte affermazione che sembrano slogan sia per la genericità delle accuse, sia, in particolare, per il riferimento alla “giustizia di classe”, alla giustizia negata al meno ricco. Una boiata pazzesca per dirla alla Fantozzi perché processi clamorosi nei confronti di personaggi di grande peso economico ne sono stati istruiti come i recenti ed ancora attuali Berlusconi, Thissen, Eternit (citati ieri) e, per andare indietro nel tempo, Craxi, Gardini, Cagliari Moroni: tra suicidi e condannati non mi pare che abbiano vinto i VIP. Fra tutte le affermazioni di principio dell’ANM manca un qualsiasi riferimento ai casi Tortora, Sabani, Grandi, Luttazzi, Chiari, Vecchiet per dire degli errori su nomi importanti. Mentre, per ovvi motivi, sono decisamente più numerosi i casi di errori con gente comune che magari s’è fatta una galera di 22 anni per un duplice omicidio mai commesso (Giuseppe Gullotta). Gli ultimi due abbastanza clamorosi sono il risarcimento che lo stato deve a Vittorio Emanuele per le fantasiose accuse di Woodcock e l’assurdo procedimento giudiziario, durato due anni, intentato da Guariniello nei confronti della Eternit e conclusosi grazie alla Cassazione con un perentorio non luogo a procedere perché il reato era prescritto ancor prima di iniziare! Errori clamorosi che costano dolori e denari intanto ai diretti interessati e poi figuracce e denari allo stato italiano. Di cosa parliamo dunque? Di una limitazione nello strapotere della magistratura? Ma si rendono conto di quanto sia scesa la stima degli italiani nei confronti della affidabilità della magistratura? Fra poco avranno lo stesso lusinghiero giudizio dei politici nostrani! E non è un bel riconoscimento.

Elio Bitritto