La questione “Quote Latte”

latte mucche allevamento allevamenti agricolturaLa questione quote latte è iniziata 32 anni fa, nel 1983, con l`assegnazione ad ogni Stato membro dell`Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori: all`Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Una “disattenzione” sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che hanno danneggiato i produttori onesti”. Ecco in trentadue anni nessun governo, nessun ministro dell’Agricoltura, nessunno dei geni9 che hanno amministrato l’Italia, nessun Commissario europea (a cominciare da Prodi) si è mai accorto di questa “disattenzione”. E é ora che la parola “disattenzione” venga sostituita da altri vocaboli tipo “incompetenza”, “sottomissione”, “corruzione”, ecc. In trentadue anni nessun moralista si è reso conto del danno che l’Italia subiva fantozzianamente. Le conseguenze di questa “omissione di soccorso” nei confronti dei produttori italiani ha comportato i seguenti danni: dal 1995 al 2009 l’Italia ha superato la quota nazionale di produzione assegnata e lo stato ha dovuto versare gli importi relativi al surplus pari a 2,305 miliardi con l’intesa che si doveva rivalere sugli stessi produttori. Naturalmente l’Italia ha fatto orecchie da mercante, anche per le proteste dei degli interessati e la Commissione Europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Europea di Giustizia per il mancato rimborso affibbiandole una multa di 1,752 miliardi di euro. Questa “porcata” tipicamente italiana (ed europea) si può riassumere in poche righe 4,055 miliardi di euro versati alla Comunità: ma questi che abbiamo firmato sono forse contratti capestro? E la Corte di Giustizia che applica i trattati non si rende conto dell’errore iniziale (sempre che lo si voglia chiamare così)? Ed è possibile che a Bruxelles non ci sia stato un solo rappresentante italiano (a parte Salvini ultimamente) che abbia sollevato la questione). Ci piace così tanto castrarci? La stessa Commissione Europea, così sollecita a contabilizzare anche un solo euro, non si rende conto della palese ingiustizia che ha comportato, ad oggi, la chiusura di un 20% di stalle e la perdita di 32.000 posti di lavoro? Ma la miope se non cieca politica italiana, in complicità con quella europea, non si rende conto del fatto che non solo c’é una perdita economica, ma non viene assicurata l’igienicità del latte di importazione (tre litri di latte a lunga conservazione su 4, pari al 75% del totale, proviene da allevamenti esteri, soprattutto est europa!) e non viene assicurato il “presidio del territorio” laddove per presidio del territorio si intende l’osservazione, la cura, il ripristino degli alpeggi e delle aree di pascolo. Ma possono mai arrivare a comprendere queste cose i nostri rappresentanti a Bruxelles preoccupati come sono di intascare le laute prebende?

Elio Bitritto