L’Italia naufraga nel golfo della Sirte (versi di Giuseppe F. Pollutri)

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Dico del sangue e del cinguettìo

I.
Se arrossa ora l’onda il sangue
dei prigioni, per loro fede altra,
posti sulle ginocchia e poi sgozzati
dai neri demòni, lì, sulla riva
altra da noi, eppur così vicina,
di chiunque, di ciascuno di noi
la vita, il trascorrere nel giorno,
più non avrà suo quieto approdo.

II.
La via dell’inferno nuovo,
che islamico è detto, seppur Allah
e i suoi credenti uomini offende,
che ci viene dall’est delle terre
che furono ‘romane’, con suo mare
nostro
e di civile municipalità,

nell’accomunante imperio,
di nuova storia insensata e bruta,

breve il tempo, ad un buio occaso
non del risorgente sole ci porterà,
ma di nostra trastullante, imbelle
società, irrisa fede e democrazia.

III.
L’insensata, vergognosa ignavia
della Nazioni che si dissero
e in altri tempi agirono qual Unite,
ben si sposa nel nostro Bel Paese
con la giuliva presunzione tanta
di chi fattosi governante primario,
con sue accolite, cinguettanti
parlamentari e Pizie, di partito
divinanti e softh ir-ridens  Erinni,
ogni dì al suo risveglio sentenzia
con infantile e supponente frenesia,
di vita nostra, per suo dilettoso
postare in Rete quel che ognuno
di noi ha da essere, dovrà poi fare,
nel tempo suo venuto di Principe
unico, e insieme machiavello,
di sua imbecillità politica satollo.

IV.
Ben altro Carnasciale mediatico
per i figli noi vorremmo. Oscura
volontà per altri di ferocia, la scena.

Per chi ci governa un twitt che vale.
Paura, per noi del quotidiano vivere,
è nel divenire, sua inaspettata pena.

Giuseppe F. Pollutri, 16.02.2015

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