L’Isis in difficoltà finanziarie pretende di ri-usare i barconi

untitledNell’ambito dell’Operazione Triton volta al salvataggio dei migranti che invadono l’Italia, c’è stato ieri un ulteriore salto di qualità dei terroristi dell’Isis che, dopo il salvataggio degli occupanti, si sono fatti restituire, sotto la minaccia delle armi, uno dei barconi utilizzati per gli sbarchi in modo da poterlo riutilizzare. Chiaro che a questo punto si configura, volenti o nolenti,  un passaggio di mano nell’organizzazione del traffico di uomini, dai precedenti trafficanti ad una organizzazione politico militare di natura chiaramente terroristica. Così facendo l’Isis ottiene due risultati: il primo, immediato, è quello di fare soldi a spese naturalmente dei disgraziati, il secondo quello di inserire senza problemi qualche giovane terrorista accolto con inni di solidarietà da speculatori alla Buzzi. Questo episodio molto probabilmente si ripeterà più volte e più volte faremo una figura di vigliacchi nel senso che alle minacce dei terroristi che pretendevano la restituzione del barcone o gommone il comandante avrebbe dovuto rispondere come ad un atto di guerra vera e propria. Molto probabilmente il comandante del mezzo navale avrà comunicato a “Supermarina” la situazione e il comando supremo gli avrà ordinato di cedere o “sganciarsi”. Tutto ciò porta alla conseguenza che la protervia dei terroristi diventerà sempre maggiore e magari pretenderanno di salire a bordo per ispezionare la nave. A questo punto quale è il senso di usare navi militari per salvare i clandestini? Tanto vale andare con navi passeggeri o con rimorchiatori , anzi tanto vale riaprire l’ambasciata a Tripoli, dove gli infedeli riceveranno un visto di ingresso permanente per motivi di studio, per turismo, per terrorismo, imbarcarsi in sicurezza e proporre un corso intensivo sull’interpretazione estensiva e tollerante delle leggi italiane. Quello che stupisce è quell’atmosfera di umana comprensione dei diritti dell’Isis autorizzato a fare quel che gli pare, la totale inconsapevolezza di ciò che ci attende se non interveniamo prontamente e pesantemente, l’incoscienza dei nostri statisti a fronte di minacce sempre più sfrontate e, purtroppo. Credibili. Qualcuno ricorda il lancio di due missili Scud contro l’Italia da parte di Gheddafi: missili  caduti in mare … nel 1986! Oggi, dopo trenta anni, la capacità militare da parte dell’Isis in campo missilistico è decisamente superiore e non è difficile immaginare la possibilità che questi missili raggiungano Roma o una qualsiasi città meridionale. Ma che fa? Loro, gli statisti, hanno i loro rifugi, le loro guardie del corpo, gli opportuni preavvisi! Noi, soprattutto i romani, siamo senza protezione.

Elio Bitritto

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