La storia …60 anni nelle foibe

 

“A me mi fa male …la storia” (da tumblr.com/)

Vae victis! Guai ai vinti, per essi nessuna pietà … Era questa l’antica locuzione, perentoria e finale, di chi aveva sconfitto e sottomesso un popolo o una nazione. Ma era quello il tempo della storia in cui il Verbo di Cristo, e nel suo nome la compassione e il perdono, era ancora da venire e comprendere.

giorno-del-ricordo Che nel tempo del poi, anno 1943 e seguenti, nella terra degli istriani, giuliani e dalmati, gente tanta e diversa, la cui ‘colpa’ era soltanto di dirsi ed essere, per lingua e cultura, “italiana”, seppur stanziale al confine di uno stato militarmente sconfitto, sia stata sottoposta a quella che usa dire “pulizia etnica”, ovvero ad ammazzamento generalizzato e indiscriminato, per accaparrarsene territorio, beni e dimora: è un fatto ormai, seppur dopo quasi 60 anni, largamente noto e ammesso. Da pochi anni, oggi sappiamo che molti uomini e donne, vecchi e bambini, furono prepotentemente scacciati dalle proprie case, terra e città, quando non barbaramente gettati, anche da vivi, nelle profondità carsiche denominate ‘ foibe’, da parte dei comunisti slavi di Tito, per voglia di dominio, quando non per spicciole ritorsioni e vendette.
Che per lungo tempo tale tragedia sia stata nascosta o taciuta per non disturbare con accuse e rivendicazioni il dittatore del neo stato jugoslavo, come pure  il capo del partito comunista italiano, è non meno vero, e resta un’incancellabile macchia sulla nostra democrazia e repubblica. Un’ignominia per la quale si danno motivazioni varie e molteplici, in nome della abusata dai potenti “realpolitik” o del solito nostro opportunismo machiavellico, ma che eticamente non possono avere giustificazione di sorta e alcuna.

Soltanto da undici anni in qua lo Stato italiano ha riconosciuto quei fatti e l’ignominia di averli lungamente taciuti, istituendo, con un governo di centrodestra, la “Giornata del Ricordo“.
Il 10 di febbraio di ogni anno si vuole e si deve avere anche di questo olocausto memoria e voce di condanna. I partiti della sinistra o con essa altri variamente interfacciati, sia pure loro malgrado, ha accettato e condiviso l’operazione storica. Resta ancora del tutto inaccettabile e inspiegabile che i politici e gli intellettuali della nazione italiana strumentalmente ‘distratti’ negli accadimenti di allora, e poi a lungo portatori di una verità nascosta quando non negata, siano uomini di un potere politico che ebbe a fondare la propria ragion d’essere, la propria immagine, teoricamente in contrapposizione con quelli della falce martello, nel prezioso ma offeso nome di “cristiano”.

Lo capiamo tutti che non v’è nessuna pietas umana, e tanto meno cristiana, nel comportamento elusivo e omertoso di costoro. Ma ancora di questa ulteriore infamia si stenta ad avere piena coscienza e condanna. Ancora oggi una supponente esponente di un grosso partito italiano, erede diretto di democristiani e comunisti di un tempo, ha dichiarato, in una sorta di concessione dal potere, che “nel nostro Paese abbiamo già fatto passi in avanti notevoli con il riconoscimento della Giornata del Ricordo”! Tant’è che ancora oggi, leggiamo in giro espressioni sorvolanti e nella sostanza omissive (quando non singolarmente e ancora minacciose o dispregiative) non diverse da quelle che abbiamo imparato a conoscere sui libri di storia.

Ora è chiaro che se la storiografia non vuol essere soltanto narrazione o recita rituale e sommaria, in ogni caso indulgente in nome della pace; se si vuole che la storia, con i suoi fatti e misfatti, abbia a insegnare qualcosa (non dico dove sia il bene e dove il male), bisognerà – anzi, è  evidentemente necessario – che di chi ha sbagliato, nel prima e nel dopo, venga dichiarato il nome e sua specifica responsabilità, umana prima che politica. Ritengo che non debba essere possibile che “per ragion di stato” si dica o si faccia intendere che per chi è stato ammazzato, …considerati i fatti, i luoghi e i tempi, …è affar suo privato e dei suoi inconsolati cari! Assurdo, ma questo è.

Non a caso, negli anni scorsi, Giampaolo Pansa, con un saggio storico, coraggiosamente ha inteso rivendicare la dignità, la dovuta rispettabilità, del “Sangue dei vinti”.
Tra l’antico e feroce “Vae victis” del condottiero gallico Brenno e l’oggi c’è di mezzo l’evangelo di Cristo. Ma, a prescindere dal verbo cristiano, improntato alla compassione, prima che al perdono, credo sia giusto e dovuto stigmatizzare che la violenza personale, indiscriminata e generalizzata di allora sugli abitanti dell’Istria, da  parte dei comunisti, slavi o nostrani, grida vendetta al cospetto di Dio e dell’umanità, non di meno che quella compiuta e addebitata a chi si disse e fu assertore (per restare all’Italia), del Fascismo. Non dico altro.

Ciascuno di noi, oggi vivi, di suo operato e delle proprie convinzioni ed espressioni ne risponda, quantomeno, alla propria coscienza. Per chi più non è sulla terra, l’Eterno Padre abbia per essi Sua insondabile giustizia e perdono, ma dalla storia degli uomini nessuna dimenticanza e indulgenza. – GFP