Per i senza tetto (e i senza lavoro): la tenerezza di Dio (e dei cristiani), il dovere di ogni nazione che voglia dirsi socialmente e politicamente civile


In quel tempo, Gesù, uscito dalla Sinagoga, andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre… Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano e la febbre la lasciò … Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni …”.
(Mc 1, 29-39)

 

Papa Francesco_Angelus Frammentariamente qui riportato, è questo il brano del Vangelo cui Papa Francesco ha fatto riferimento prima della recita dell’Angelus di ieri, 8 febbraio 2015.
Nella domenicale occasione, ha esortato l’uditorio della piazza e a quanti erano mediaticamente ad essa collegati, a considerare che Gesù Cristo è venuto al mondo per predicare, ma, all’occorrenza, anche per sanare le ferite della gente, morali e fisiche, testimoniando in questo ancor di più che il Padre, “il Dio dei cristiani”, vuol essere amore e carità per gli altri, particolarmente verso chi ha dolori e piaghe, nei confronti chi vive con difficoltà, e talvolta per esse muore. “Affinché – ha annotato il papa – ogni persona nella malattia possa sperimentare, grazie alla sollecitudine di chi le sta accanto, la potenza dell’amore di Dio e il conforto della sua tenerezza”. Non solo per patologie del corpo, ma anche perché, da diseredati del mondo e abitualmente abbandonati dalla società civile (“quelli dello scarto”), c’è chi non ha sufficiente sostentamento e neppure un riparo dalle intemperie.

Nei giorni scorsi, questo stesso papa – dal predicare e fare sorprendentemente innovativi, qual che possa essere il giudizio dei cattolici o dei laici – per sua consuetudine, già nell’esercitare la funzione di Vescovo nella sua terra d’origine, ha dato dimostrazione di volersi preoccupare dei poveri e in particolare dei “senza tetto” e di voler occuparsene lui stesso,  secondo l’esempio di Gesù e nel compito dato a chi crede in Cristo e pratica i suoi comandamenti”. “La Chiesa – ha dichiarato Francesco – deve proseguire l’opera salvifica del Signore, perché continuamente trova poveri e sofferenti sulla sua strada. Curare un malato, accoglierlo, servirlo, è servire Cristo: è la carne di Cristo, il malato”.

In tal senso, papa Francesco, nei passati giorni di particolare maltempo, ha fatto distribuire a chi vive in strada (la peggiore malattia che un essere umano possa avere) gli ombrelli che in Vaticano i turisti spesso dimenticano. Simpatica cosa, ma potrebbe apparire un tantino folcloristica. Si dirà, giustamente: per i clochard, ci vuole e si deve ben altro. Poi, successivamente, sempre Francesco, papa e vescovo di Roma, ha disposto che sotto il colonnato di San Pietro venissero allestite “delle docce”, per chi ne avesse bisogno tra i pellegrini e i senza tetto, indistintamente. Tant’è che a cura della “Elemosineria Apostolica”, tre docce e una piccola postazione per il barbiere sono stati inseriti nella ristrutturazione completa di una sezione dei bagni presenti sotto il Colonnato del Bernini.
Questo l’esempio caritatevole del papa cattolico, una riscoperta (se si vuole così dirla) del vero spirito evangelico, di là delle teorizzazioni e celebrazioni curiali di fede, ma sappiamo che nel mondo, anche autorità laiche ma civili, quando il clima è più rigido e tale da procurare malanni se non morte a quelli che diciamo semplicemente “barboni”, dispongono che ad essi vengano offerti strumenti e luoghi dove avere un qualche conforto e riparo.

george_grosz_il_disoccupato_1934Comportamenti che sicuramente vanno nella direzione giusta, in termini umanitari, i più elementari e minimi. Occorre annotare, peraltro, che restano gesti che appaiono alla fin fine  occasionali, ‘buonisti’ e non risolutivi. Al contrario, non solo perché lo ha predicato Gesù di Nazaret e oggi il successore di Pietro, non perché i Santi della Chiesa, e talvolta anche dei semplici uomini e cristiani, lo hanno nel tempo messo in atto, non perché le “buone azioni” dell’attuale papa ci hanno invitato a ricordarcelo, quanto per un’etica della responsabilità che deve guidare la buona politica, bisogna soccorrere chi ha bisogno, a cominciare da un riparo, se non di una casa vera e propria.
Laicamente se si vuole, occorre invitare i “governanti” del mondo e nel mondo (magari anche un semplice sindaco, in accordo con gli altri organi statuali) a porre in atto strumenti e strutture che vadano incontro ai bisogni minimi di chi non ha reddito e per questo finisce in strada, e già prima di chi non ha occupazione e dunque sostegno alle proprie necessità di vita. Insomma verso quella gente per la quale le parole buttate lì in alto, sui colli romani, anche di recente – il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il diritto al futuro “  –  sono e restano delle pure enunciazioni, di ben preciso significato ma di per sé inefficaci e finanche a dirsi, senza coerentemente agire e incidere, derisorie.

“Assistere gli infermi”, e sappiamo (se vogliamo) che i senza-tetto (…e i senza occupazione e reddito) sono più che tali, deve essere più che un compito della Chiesa (anche se questa in vario modo, attraverso la Caritas, o i suoi missionari nel mondo, dove più è fame e povertà, lo fa già prima dell’avvento di Francesco papa, e magari nell’esempio del Francesco poverello d’Assisi), un dovere primo e certo delle Nazioni che vogliono dirsi civili, e magari realmente democratiche. Ma deve attuarsi abitualmente, sistematicamente, non soltanto … “nei giorni della merla”, nei discorsi fatti dentro i talk-show,  come alle Camere, per avere voti e applausi.
Altrimenti, anche qui, anche in questo, è una commedia senza fine, da vergogna.

Giuseppe F. Pollutri