La merda

Locandina La Merda 31 gennaio 2015Scusate la volgarità del titolo ma vi posso assicurare che il resto è peggio, molto peggio. Premetto che non sono amante del Teatro, soprattutto dei monologhi, e per questo motivo ho limitato il mio abbonamento al Teatro Rossetti ai soli concerti, e quindi non ho assistito alla rappresentazione. Non posso negare, però, che intitolare uno spettacolo teatrale in questo modo non poteva che suscitare una legittima curiosità: curiosità tanto più accentuata dalla “promessa” di una recitazione della protagonista completamente nuda. La curiosità dunque mi ha spinto ad approfondire la conoscenza della pièce, della protagonista e dell’autore per cui sono andato su internet e, digitando la parolina magica “merda” sono entrato in contatto con quel mondo che viene evocato. Intanto le entusiastiche recensioni che la critica tributa all’autore Cristian Ceresoli ed alla protagonista Silvia Gallerano, certificata dalla assegnazione di numerosi premi anche internazionali: poi i filmati, essenzialmente tratti da You Tube. Ormai ho una certa età e di volgarità ne ho ascoltate tante: ho sempre pensato, però, che quando si usa l’espressione “finire nella merda” si fa uso di una metafora che indica uno stato di grave difficoltà che ti macchia, ti coinvolge tanto più quanto più ti agiti: un po’ ricorda il sommo Dante che con ben altra forza dello stesso argomento tratta. Quei brevi filmati che ho potuto visionare su You Tube hanno mostrato l’intensità recitativa dell’attrice ma(tra l’altro confermata anche da chi ha preso parte allo spettacolo e dal fatto che la “nudità” aveva lo scopo, forse, di concentrare l’attenzione sul personaggio), alla fin fine, hanno chiarito, se mai ve ne fosse stato bisogno, la difficoltà che incontra l’attore/attrice ad entrare nel mondo dello spettacolo, costretto/a ad ingoiare “merda”. Secondo me cose che già si sapevano, non sempre vere, rappresentate con una “denuncia” sopra le righe, soprattutto indicative di una “non-morale”, quella che viene denunciata con forza nella pièce ma che viene accettata da chi di morale e, soprattutto, di rispetto per se stessi, ne ha poca per cui si sacrifica la propria dignità per entrare in quel mondo. Se uno spettacolo deve avere come scopo la “denuncia e l’educazione” ritengo, per quello che ho visto, ascoltato e letto, che se ne poteva fare decisamente a meno.

Elio Bitritto