Le strane alleanze

untitledIn Grecia si è aperta, forse, un nuovo modo di far politica: unirsi per il bene del Paese. Dovrebbe essere questo l’unico fine di chi scende in capo per fare politica, diversamente di chi, nascondendosi dietro le sigle, vede un Paese tinteggiato di rosso, di nero, di grigio, di azzurro ma non vede il Paese e i suoi bisogni. L’alleato di Tsipras, l’alleato della sinistra ellenica non è dunque il Partito Comunista greco o il vecchio partito socialista, è un partito di destra (non fascista, di destra), che è contrario alla Troika, che è contrario alle impostazioni ed alle impostazioni di Bruxelles, che è contrario all’euro, per lo meno a quell’euro che ha ridotto in miseria la Grecia, così come sta portando alla miseria l’Italia, la Spagna e il Portogallo attraverso una austerità che neanche nell’immediato dopoguerra si sono visti: ma in quei momenti c’era una speranza che oggi manca. In fondo in Nea Democrazia è prevalsa la linea della “austerità” tanto cara a tedeschi e nord-europei nel senso che è ora di finirla con l’immigrazione selvaggia, è ore di finirla con il buonismo e l’assistenzialismo ai poveri migranti: quello stesso assistenzialismo che viene percepito dai nostri ospiti come dovuto e, spesso, non perfettamente adeguato alle loro esigenze di ricchi caduti in disgrazia. I risultati dell’austerità sono sotto gli occhi di tutti e non so fino a che punto l’immagine della Germania ricca, potente, serena potrà continuare a vantarsi di essere la prima della classe. Non so se questa “alleanza” resisterà a quelli che sono ancorati agli steccati ideologici, presenti in ogni partito: mi auguro che l’esperimento continui e che sia condiviso anche in Italia. Ne dubito fortemente considerando che da noi prevalgono le ragioni dell’attribuzione dell’appellativo di fascista a chiunque non la pensi come il volgo vuole, le ragioni di un antifascismo di maniera, quello del tifo, quello delle faide perché a settanta anni dalla fine della guerra, se è giusto ricordare il dolore di una nazione, di un popolo, non è giusto continuare ad odiare invece di riconciliare.

Elio Bitritto.