Le elezioni in Grecia. L’Europa per ora guarda ma, prima o poi, dovrà schierarsi.

TSIPRASAlexis Tsipras ha giurato davanti al Presidente della Repubblica Karolos Papoulias, con formula solamente civile e non  religiosa, anche se prima del giuramento si è recato in visita all’Arcivescovo  di Atene per rassicurarlo sul mantenimento delle buone relazioni con la Chiesa. Intanto un rammarico Tsipras ce l’ha per non aver potuto conseguire la maggioranza assoluta per pochi voti. Certamente si tratta di un voto di protesta sia nei confronti dei governi democristiano e socialista che si sono alternati al potere fino a governare insieme, sia nei confronti dell’austerità europea che ha indignato e ferito nell’orgoglio i greci. La composizione del Parlamento greco sarà così composta: Syriza il 36,34% pari a 149 deputati, oltre il doppio (grazie al premio di governabilità di 50 seggi rispetto ai 71 del 2012, quando prese il 26,89%). A quasi 9 punti di distanza i conservatori di Nea Dimokratia (Nd) del premier uscente Antonis Samaras con il 27,81% e 76 seggi (129 due anni fa). Terzo partito si conferma, come a giugno del 2012, l’estrema destra di Alba Dorata, che con il 6,28% conquista 17 seggi (uno in meno delle precedenti elezioni). A breve distanza i centristi di To Potima, questi ultimi con il 6,05%, con 17 seggi. A seguire i comunisti del Kke, che hanno ottenuto il 5,47% e 15 seggi (3 in più rispetto a due anni fa); Greci Indipendenti (formazione scissionista di Nea Dimokratia) ha preso il 4,75% e 13 seggi (7 in meno), così come i socialisti del Pasok di Evangelos Venizelos (prima del crollo il partito che si alternava con Nd al potere dalla caduta del regime dei colonnelli nel ’74) con il 4,68%. Nel 2012 ne ottenne 33. L’affluenza registrata è stata del 63,87, più alta del voto precedente quando andò a votare il 62,47%.

Per la governabilità Tsipras ha stretta l’accordo con Nea Dimokratia che, pur essendo una formazione di destra ha in comune una visione anti austerità. Probabilmente non potrà contare sul Partito Comunista ma sull’appoggio esterno dei centristi di To Potami. Intanto il responsabile economico del partito Yannis Milios ha annunciato “la morte” degli accordi sottoscritti dai precedenti governi; nel mentre l’ancora in carica ministro delle finanze del governo uscente, Gikas Jarduvelis, dovrà temporeggiare a Bruxelles e limitarsi a chiedere un allungamento dei tempi per ripagare il debito che scade il 28 febbraio. È appena il caso di rilevare come i prossimi giorni siano cruciali per il destino della Grecia e, soprattutto, per la tenuta dell’euro. Ci sono due falchi di fronte Schauble e Tsipras, schierati su campi assolutamente opposti: il resto d’Europa per ora guarda ma, prima o poi, dovrà schierarsi.

Elio Bitritto