Venezia città delle donne

SAM_3680 aProseguono gli incontri culturali che il Lions Club Vasto Adriatica Vittoria Colonna ha organizzato, nei locali di “Quo vadis?” nel centro storico, sui diversi temi della cultura. Lo spirito di questi incontri nasce dalla constatazione della presenza di molteplici “professionalità” presenti nell’ambito dei clubs Lions e, evidentemente, anche all’interno di ciascun club. I pomeriggi culturali hanno esordito con una conversazione, che di semplice conversazione si tratta, senza alcuna particolare pretesa, hanno avuto il loro esordio con l’illustrazione relativa ai comportamenti da tenere in occasione di terremoti; ieri,  invece, il club ha avuto il piacere di ospitare la sorella del nostro segretario, il generale Luigi Bacceli, che risiede a Verona ma non disdegna di tornare, quando le è possibile, nella sua città. Il tema trattato da Anna Maria Bacceli è stato molto particolare, “Venezia città delle donne”. Un titolo impegnativo che è stato illustrato con estrema semplicità tenendo avvinti i soci del club e gli ospiti fini alla fine. La signora Anna Maria ci ha parlato di una Venezia, tra il 1300 ed il 1797: una Venezia in cui le donne avevano assunto un ruolo di estrema “autonomia” nei confronti di una società generalmente maschilista. Soprattutto la conversazione, interrotta dalle domande dei presenti, ha evidenziato come Venezia sia diventata quella che oggi definiremmo come una grande potenza con il ruolo attivo delle donne. Dalle origini all’età ducale della Repubblica, alla decadenza all’illuminismo. Attraverso una serie di affreschi, necessariamente sintetizzati.  Le  Arti, soprattutto la musica, e la letteratura, ma anche l’artigianato del vetro, le botteghe di merlettaie, ricamatrici, “impiraresse”, levatrici, cantanti, “herbarie”, fattucchiere, cortigiane de lume, più simili alle prostitute e cortigiane colte e raffinate come Veronica Franco, famosa in tutta Europa e le dogaresse o le regine come Caterina Cornaro, la sovrana di Cipro che rassegnò il suo regno nelle mani della Repubblica accontentandosi di una sua piccola corte frequentata dai grandi Maestri dell’epoca: in una parola donne che avevano  il senso della città. Non sono mancate accenni a curiosità finalmente soddisfatte: Anna Maria ci ha spiegato l’origine di due modi di dire “Attaccare bottone” e “Pittima”. Se della prima espressione cogliamo il significato, della seconda non tutti conoscono l’uso, l’ambito nel quale si usa. “Attaccare bottone” deriva dal fatto che le cortigiane dell’epoca, donne di cultura, di classe elevata, come già detto, usavano adoperare in strada o in occasioni mondane degli scialli con delle frange: una volta individuato il possibile “pollo” gli si avvicinavano e facevano svolazzare le frange degli scialli in modo che queste si intrecciavano con i bottoni delle giacche o livree degli uomini, stabilendo così un “contatto” foriero di chissà quali sviluppi. La parola “pittima” invece indica ai giorni nostri persona che è particolarmente insistente su un qualsiasi argomento. Nasce dal fatto che un creditore, non volendo insistere con un debitore, pagava qualcuno, la pittima appunto, per seguire costantemente il creditore: questi era vestito di rosso e gridava a gran voce parlando diffusamente del debito mettendo in imbarazzo il debitore. Tra l’altro la pittima era tutelata dal Doge ed il debitore non poteva nulla contro questo insistente provocatore.

La serata, è stata particolarmente gradevole e si è conclusa con un piccolo buffet: nei prossimi giorni daremo comunicazione del tema che  sarà trattato.

Elio Bitritto

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