Epifania in poesia, a ciascuno la propria (di Filippo Salvatore)

Quadrantide

di Filippo Salvatore

I

Finita è la bufera

e regna profondo

il silenzio sulla città.

II

Quanto bianchi sono i tetti,

quanti i ricami di fiocchi,

caduchi cristalli sul vetro!

III

S’è rischiarata la volta celeste,

svanite le ultime tracce di rosa.

Sfreccia, improvvisa epifania,

tra il ramo più alto dell’acero

e la punta del risecco olmo

una quadrantide,

ardente meteora invernale.

IV

E la  scia che filo d’oro pare

scompare nel maestoso San Lorenzo

di gelo scintillante per la Luna, sua amante.

V

È la scia che insieme cercammo

sdraiati sull’erba tra pampini giovani

del vigneto e vecchi tronchi d’ulivo

la notte di San Lorenzo.

È la scia che rinnova

il lungo bacio e il tuo pegno giurato

– Sarò con te quando, da me lontano,

vedrai sfrecciar tra gli astri

di nuovo una perseide .

V

Come mi sei vicina in questa vigilia

di epifania del Creatore fatto uomo.

Con il trapunto di innumeri stelle

che sembrano  punti svanenti,

ammicchi per l’occhio, nello spazio

e sono enormi ma vicine appaiono,

tanto vicine che le tocco, le palpebre

abbassate, con la punta dell’indice.

VI

Quadrantidi, Perseidi, Esperidi,

non mitiche sorelle, ma brillamenti

di polvere di stelle

che il moto riduce a fiamma,

l’umano con il suo presente v’annienta

e in illusione, in dolce illusione

vi trasforma se ama.

Montreal, 4 gennaio 2015