Nei secoli fruttuoso e duraturo

Ulivo millenario nel Salento
Pensando all’Eterno e di contro alle nostre effimere vite, beh, questo vegetale di vita millenaria ci dice che anche gli esseri terrestri possono aspirare a divernirlo.

Sia lode all’ulivo che, per volontà creatrice del Padre che è nei Cieli, ci dona saporose olive e dorato olio (…anche se nell’ultima stagione, per calamità meteo-parassitaria, di certo “la resa” è stata assai meno)!
La rugosità della sua scorza, scabra e nodosa, chiari segni di un tempo a lungo vissuto, ci dice di come la Bellezza, il mirabile, non sia solo in una pelle giovane e levigata… Ecco, confesso: nel richiamo o ammonimento della natura, mi capita qui di fare anch’io, scarno che questo sia, l’elogio della vecchiaia. Dal De senectute ciceroniano in poi, conoscere l’arte di saper invecchiare, più che faccenda filosofica è una necessità primariamente fisiologica, per quanto in tali termini destinata al fallimento. Evidentemente anziano, se non vecchio (gioco di parole che poco può salvarci dall’ineluttabile), ormai lo sono, e si capisce. Sinceramente o per una malcelata scappatoia (quella che Za’ Mascia del Vasto poco o nulla prenderà  in considerazione allor quando),  “non abbastanza ancora” vado dicendomi in cuor mio, per ricevere dagli altri un memoriare con qualche motivo di merito, se non di gloria.

Noi “figli dei figli, per i quali il “monstrum apuliae” è stato piantato, non possiamo che farci suggerire un sentimento e proposito. Finchè vita c’è, quale che sia il suo tempo e termine, occorre dare frutti tali da suscitare poi, negli altri che lasciamo e che verranno, motivo buono se non mirabile per essere ricordati e per qualcosa rimpianti. Per questo, giacché ulivi più che secolari noi non siamo, e pur patrimonio qualificante di madre natura, chiediamo soccorso allo spirito – pervasiva anima mundi –  che il Creatore ci ha donato. Per ‘durare’  con esso non meno, e anche più.

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