L’Europa delle “grandi ingiustizie”.Uno sguardo alla Crisi del ’29

Benito Mussolini (1883-1945)L’Europa  può ancora tentare di riprendere il timone della civiltà universale, solo se trova un minimum di unità politica …. Questa intesa politica dell’Europa non può avvenire se prima non si sono riparate le grandi ingiustizie.

Spinelli? Adenauer?, De Gasperi? Monnet? Schumann? Nessuno di questi che sono annoverati tra i Padri Fondatori della Unione Europea ha enunciato questa profezia, questa speranza: sono arrivati tutti dopo. Dopo chi? Dopo un certo Benito Mussolini che la pronunciò durante un discorso tenuto nel lontano 1933 di fronte al Consiglio Nazionale delle Corporazioni.

Quali sono dunque queste “grandi ingiustizie”? negli ultimi ottanta anni le eccessive richieste per i danni di guerra alla Germania dopo la prima guerra mondiale, le sanzioni contro un’Italia colonialista che non doveva essere ammessa nel club delle Nazioni Guida, le ulteriori pesanti sanzioni contro i tedeschi dopo la seconda guerra mondiale, le scelte egoistiche degli stati economicamente più forti, i regimi fiscali diversissimi, la presenza di nazioni “cassaforte” come il Lussemburgo, l’eccesso di austerità che mal si concilia con economie disastrate come quelle dei Paesi del Mediterraneo, la miopia dei nostri governanti ed ancor più la pavidità e l’acquiescenza di fronte agli schiaffi che l’Europa (e gli Stati Uniti) ci rifilano ogni giorno: basti pensare al PAC (Politica Agricola Comunitaria) in cui i prodotti italiani sono considerati vengono sopraffatti da quelli della sponda sud del Mediterraneo, o agli sbarchi di migranti che Grecia, Malta e Spagna respingono o dirottano verso l’Italia, o ancora alla incredibile storia dei Marò in cui tre governi fantoccio (non si sa se di Napolitano o della Merkel)  si sono rivelati assolutamente incapaci di risolvere uno solo dei problemi connessi, la tracciabilità dei prodotti italiani spesso taroccati. E sdi potrebbe proseguire a lungo su questa strada. Abbiamo intitolato “La crisi del ‘29” devastante negli Stati Uniti, appena percepita in Italia sia perché la globalizzazione era di là da venire, sia perché Benito Mussolini ebbe l’idea, ripresa poi da Roosevelt, di investire nei lavori pubblici costruendo in soli 10 anni 11.000 nuove aule scolastiche, 6.000 case popolari, 6.000 chilometri di nuove strade, 436 chilometri di autostrade, acquedotti, strade, ospedali, bacini montani, con un investimento eccezionale. Riteniamo che oggi la crisi sia peggiore di quella del ’29 soprattutto perché i legacci che ci tengono avvinti strettamente a questa Europa delle ingiustizie non li vogliamo tranciare come sarebbe ora di fare. Il nostro Debito Pubblico è essenzialmente interno e quindi gli stati non devono temere una eventuale “moratoria” sulla adozione dell’euro da parte italiana. Soprattutto restituiamo alla Banca Centrale il ruolo che aveva prima, cioè quello di controllo delle banche private che oggi, e qui è l’assurdo, ne costituiscono il Consiglio di amministrazione. In pratica l’organo di controllo, la Banca d’Italia è costituito dalle stesse banche che devono essere controllate. Potremo mai uscire da queste contraddizioni?

Elio Bitritto