Tutto quel che fa spettacolo e ‘giustizia’

 

E’ un’Italia un po’così. Non voglio aggettivarla. La conosciamo bene tutti nella sua grande bruttezza, politico-sociale, storico e ambientale.

mani al muro-pst

Negli stessi giorni che un uomo di spettacolo e suoi datori di lavoro (con lauto guadagno) mettono in scena una comico-surreale lettura, interpretazione e illustrazione, dei Dieci Comandamenti: un “falso d’autore” per una società  palesemente assai poco “credente”, dilaniata e relativista, la realtà dei fatti, talora persino delle opinioni, sia per i colpevoli che per le vittime, sembra che debba essere sempre ed esclusivamente quella “giudiziaria”, ovvero affidata alla interpretazione discrezionale da parte di uomini che, per scelta e poi mestiere, “fanno i giudici”. E’ sorprendente, come a fronte della palese e in certo modo inevitabile soggettività del giudizio, a volte della possibile loro provocatorietà morale e civile, si ponga, sinceramente o strumentalmente, un’assoluta “fiducia” catartica nella “sentenza” emanata dai tribunali. Sentenze che  per tutti debbono porsi come un “non discutibile” “incidente probatorio” della colpevolezza/innocenza degli uomini o dei comportamenti, senza che noi società si possa sapere ciò che realmente, in quel certo comportamento, in quel fatto, sia da dirsi “la verità”. Accade in una cultura non più umanista, ma del “tutto fa spettacolo e comunicazione”, per cui uomini e cose, idee e sentimenti, sono materia buona per imbastire eventi, talk-show  e talvolta anche provvedimenti giudiziari.

Mentre in altra parte del mondo, ancora una volta in prossimità del “Natale”, la più indicibile ferocia umana si è esercita sugli “innocenti” (bambini, ragazzi e docenti di una scuola), dalle nostre parti, nel Bel Paese, a fronte della sentenza ‘magistrale’, sostanzialmente assolutoria e da “liberi tutti”, emessa verso coloro che avevano messo a ferro e fuoco un cantiere dei lavori della ferrovia in Val di Susa, una esponente-ideologo dei “No-tav” ha dichiarato, sfruttando il megafono della televisione, che quella faccenda è stata ed è, non – come dicono i “giudici”- …un semplice danneggiamento della proprietà privata, insomma“una ragazzata”, bensì: l’esercizio di “un diritto alla resistenza attiva”!
A tali parole, manifestazione di un pensiero progressista, vale a dire “di sinistra” senza essere più operaista e proletaria, ma tutta intellettual-chic, mi sono chiesto se tale persona – considerate le motivazioni rivendicative addotte dagli assassini “talebani” – vorrà o potrà definire allo stesso modo l’indicibile strage effettuata dagli “oppositori al Regime” in Pakistan .

homo homini lupus_by D Scutece
Tutto questo è tremendo, tremendamente vero.
Viene Natale, ma … Lucifero è con noi, con i fatti e con le parole.
Se questo è un uomo, si chiedeva lo scrittore Primo Levi, reduce da Auschwitz. Lo sgomento e il senso di colpa di molti di noi, in senso societario, è sempre racchiuso in questo interrogativo-riflessione. E pare che non ci sia salvezza, né – Dio ci perdoni – una possibile redenzione.

 

GFP