L’Italia è a rischio

untitledPierre Moskovici, commissario UE agli Affari Economici, scrive a sora Laura Boldrini per dirle che l’Italia è a rischio per il Patto di Stabilità. In questa lettera in cui si spiega tra l’altro che l’Italia “è a rischio di non rispettare i requisiti del patto di stabilità e crescita”, e “la Commissione invita le autorità a prendere le misure necessarie nell’ambito dell’esame dei documenti di bilancio per assicurare che la manovra 2015 sia in linea con il suddetto Patto”. Inoltre Moscovici sostiene che “La Commissione si augura che la propria posizione illustrata nei documenti allegati contribuisca ad alimentare in Italia il dibattito sul documento programmatico di bilancio”, ed auspica che “i parlamenti nazionali siano associati al processo del semestre Ue nel rispetto delle norme costituzionali nazionali”. Il commissario Ue auspica, quindi “la attiva partecipazione dei Parlamenti nazionali” e la “loro consapevolezza che la interdipendenza della politica di bilancio nazionale sia di fondamentale importanza per la responsabilità e la legittimità del processo”. Nella lettera si specifica infine che la Commissione, in base al regolamento del 2013 che compone il cosiddetto ‘Two pack’, “presenti e motivi il proprio parere su richiesta” ai parlamenti nazionali”. Ma, a quanto si apprende, fino ad ora nessuno da Montecitorio aveva avanzato richieste in tal senso. A parte il fatto che è quanto meno irrituale che il commissario si rivolga a “sora Laura” invece che al premier Renzi o al ministro delle Finanze, quello che voglio sottolineare è la preoccupazione che l’Italia non faccia ciò che le viene richiesto. Non c’è dubbio che per fare ciò che l’UE chiedeva, la Grecia si trovi con l’acqua non alla gola ma all’altezza delle narici (e questo per salvare i crediti tedeschi che più di tutti avevano investito in Grecia); in pratica, continuando con questa politica di austerità l’Italia si troverà ad affrontare un periodo di “vacche magre” che ci farà rimpiangere questo stesso tragico periodo. Inoltre sono convinto che questa austerità, questa spasmodica ricerca dei “conti in  ordine” dei “compiti a casa”, del “rispetto delle regole” che continuamente ci viene ricordato, nasconda la preoccupazione che il fallimento della Grecia, dell’Italia, del Portogallo e, forse, della Spagna, provochi il fallimento dell’intera politica economica basata sull’euro, fatta ad immagine e somiglianza del marco tedesco. Tutti ci dicono che l’uscita dall’euro sarebbe una tragedia per l’Italia, che non avremmo più credito, che dovremo pagare i debiti, che saremmo ridotti alla fame! Ma, di grazia,  ora dove stiamo andando? Cosa può volere ancora l’Europa che non abbiamo già dato, che non possiamo più dare? O forse è proprio questo che l’UE vuole! Questo è strozzinaggio vero e proprio, è quello che fanno gli strozzini ai loro debitori: alla fine le nostre proprietà passano di mano e le mani non è difficile sapere quali saranno.

Elio Bitritto