Ivo il divo

IVO MENNAIn città c’è un personaggio che fa di tutto per far parlare di sé: in realtà non è l’unico, ma fa parte di quella schiera di censori-urlatori che trovano nell’invettiva e nel sottinteso la loro ragione di esistere, al limite della querela che non è mio costume fare come ben sa qualcuno che non cito in questa sede.

Questa mia nota è una risposta (in ritardo perché segnalatami in ritardo) ad una delle solite filippiche del “divo” cui rispondo perché tirato per i capelli (benché radi).

Intanto un’analisi del testo dal punto di vista “topografico”, rivela, tanto per semplificare, quattro settori: un primo settore che definirei di premessa, costituito da 36 parole pari al 5% circa del totale: segue un accenno alle problematiche del Multipiano con 62 parole pari all’ 8,5% circa e all’Asilo Carlo Della Penna cui dedica 108 parole pari a circa il 15% ; nelle conclusioni si contano 159 parole pari a circa il 22% e infine all’affaire Bellafronte, come amabilmente viene definita la faccenda, sono dedicate ben 360 parole, cioè poco meno del 50%. Chiaro dunque dove il sinistrosauro vuole andare a parare, chi è il bersaglio grosso. Vogliamo andare più a fondo? Posto che  non conosco le cifre reali delle vicende trattate (che non mi interessano), al Multipiano e all’Asilo si possono attribuire valenze economiche dell’ordine di diversi milioni di euro, cioè poco più della metà dello spazio dedicato a Bellafronte che incide, economicamente, per una cifra ridicola rispetto alle precedenti.

Da perfetto epigono di Beria, il sinistrosauro divo prosegue accomunando in un unico “fascio” (uso il termine fascio perché ne fa uso abbondante ancorché anacronistico) socialisti (allevati in sagrestia con Dottrina ancora attuale mentre il Nostro è stato allevato da una dottrina sconfitta dalla ragione prima che dalla Storia), amici presenti e passati di Tagliente, ex democristiani, tutti coinvolti in “trame” in cui, quelli che il divo definisce “compari” (con chiaro intento dispregiativo), sono tesi a fare soldi e a far spendere soldi alla amministrazione. Tutte azioni di cui gli “Amici del Teatro Rossetti” dovrebbero vergognarsi perché questo Beria da paese così disse! D’altra parte in questo sinistrosauro divo che gira per Vasto con la sua inconfondibile e cacofonica voce urlante anatemi e  scomuniche, con una borsa che sembra la valigetta con i codici segreti per la terza guerra mondiale, vige il medieval pensiero aristotelico “ipse dixit”! e se lo dice Ivo il divo così sia! In questa sua amena ricostruzione dei fatti, descritti nell’ospitale “La Voce del Vastese” (e dove se no?), una sola cosa dà fastidio: quella frase che recita “Una cosa scandalosa se pensiamo che anche gli Amici del Teatro Rossetti, o meglio i compari, hanno ricevuto denaro pubblico dalla Amministrazione Comunale.”, a sottintendere chissà quali intrecci. È vero che dopo il punto chiarisce che si tratta di soldi che sono andati ad un’iniziativa che ha visto l’incontro tra israeliani e cittadini vastesi, unanimemente apprezzata e seguita da un gran numero di cittadini per il suo alto significato. Ma questo, al Beria ambulante, non interessa: l’importante è far passare il termine “compari” (magari di merende),  l’importante è dire e non dire coinvolgendo nelle SUE oscure trame anche chi non ha avuto un qualsiasi incarico e quindi sovvenzione da questa Amministrazione. Caro Ivo, sei sicuro di aver citato tutte le sovvenzioni erogate da questa Amministrazione in campo artistico? Sei sicuro che tra i “compari” sovvenzionati non ci sia anche …?

Elio Bitritto