Arte e Cultura. La Tartaruga teatina, Donna Teresita e l’artista comasco

Ho letto con interesse, direi duplice, la notizia della donazione, da parte del gallerista e mecenate Alfredo Paglione, di un’opera d’arte (la scultura Tartaruga teatina) al Museo Universitario di Chieti, che il 10 dicembre celebra il suo ventennale.  Al che ho desiderato saperne di più sull’autore delle pregevole scultura, l’artista Paolo Borghi, e non meno della persona cui apparteneva il manufatto, la scomparsa Teresita Olivares Paglione,  che nel suo immaginario aveva eletto la tartaruga (la tortuga, nella sua lingua nativa) a suo animale simbolicamente referenziale e identificativo, al punto di averne nella sua particolare collezione oltre settecento esemplari. Alcuni di provenienza etnica, africana e sud-americana, ed altri opere di importanti artisti contemporanei (Sassu, Cascella, Guttuso, Fontana), al punto d’essere nominata, nel titolo di un volume pubblicato in memoria, La signora delle tartarughe”

Della defunta signora Teresita (Colombia 1937 – Giulianova 2008) molte sono le notizie reperibili in rete, per il suo valore di persona di raffinata cultura e insieme di ammirevole sensibilità umana, doti personali e virtù coniugali che il marito non manca di far conoscere e illustrare, dopo la sua perdita, con numerose opere editoriali ed iniziative geo-culturali ed artistiche. In tal senso mi limito qui ad indicare per i lettori il link http://collezioniartepaglione.it/.
Di lei, comunque – in un tempo e in una società in cui i rapporti amorosi e coniugali sono assai spesso e ormai indifferentemente provvisori ed occasionali, quanto non declinati al disordine e corruzione valoriale –  mi piace qui riportare un breve testo, tratto da una sua lettera. ”Volevo esserti compagna fedele –  ebbe a scrivere Donna Teresita, al marito – condividere il tuo lavoro, le tue fatiche ed i tuoi successi. Non potevo offrirti un nido, non avevo uova con me ma almeno un guscio, solido, ospitale, dove tu potessi essere totalmente te stesso. Con la promessa davanti a Dio ti ho offerto la mia vita ed il mio mondo…”.

Quanto sopra annotato, tornando a capo di questa mia riflessione, trovo utile chiedersi: chi è l’autore della detta tartaruga teatina, e quali altre sono le sue opere e il suo modus operandi?

Borghi_tartaruga-teatinaPaolo Borghi (1942) è un artista  comasco. Dal padre orafo e cesellatore apprende presto l’arte del trattamento dei metalli e non meno l’attitudine a dare forma alla materia con gesti manuali, ben precisi e funzionali. Didatticamente non si è limitato all’apprendimento “di bottega”, ma ha frequentato l’Accademia artistica di Brera, a Milano, maturando in essa plurime conoscenze di tecnica e cultura.
Nelle sue esperienze artistiche, soprattutto commissioni per luoghi ed edifici pubblici, sacri e profani, nazionali ed estere, matura ed esprime il gusto per opere di dimensioni monumentali, direi simbolico-illustrative, in una strutturazione della forma che è naturalmente moderna nel taglio e nella composizione, ma al tempo stesso testimonia, pur in presenza di tratti formali vagamente manieristici, un classicismo di fondo, sia formale che contenutistico. Sotto l’aspetto tecnico il valore della forma, come costruzione ed elemento visuale raffigurativo, lo guida nelle sue opere realizzate nel tempo e per le varie collocazioni  (con materiali diversi, dal legno al marmo, sino all’argilla propedeutica per l’opera in bronzo o nel divenire e porsi come semplice quanto raffinata terracotta.
La poetica che scaturisce dalle opere di Paolo Borghi appare frutto di un rinnovato ‘umanesimo’, sia nella persistenza del valore archetipo dato e racchiuso nel dispiegarsi del corpo, sia maschile che femminile, che nel gusto citazionista per il mito storicamente greco-romano, talora chiaramente illustrato e quasi sempre ‘incarnato’ nelle sue opere di coppia, nelle sue ‘monumentazioni’ del valore che per l’essere umano ha l’incontro vitale, plastico non meno, di un uomo e la sua donna, e viceversa. Al tempo stesso si evidenzia nelle sue strutture – a iterazione classica  anch’essa –  l’unione, evocativa quando non incidente, dell’essere umano al proprio ambiente abitativo, sia naturale che costruttivo.  Elementi di natura e cultura che per l’umanità, ieri ed oggi ugualmente, sono punti di riferimento insopprimibili in una sua trascorrenza esistenziale, accattivante nelle forme quanto decedente, eppur sempre catartica ad opera della cultura e dell’arte.

Giuseppe F. Pollutri