RAI. Servizio pubblico

untitledLa RAI (Radio Audizioni Italiane), è l’ente che si sente depositario della informazione pubblica italiana: se questo poteva avere un senso agli inizi delle trasmissioni, se, anzi, era praticamente un assioma durante il fascismo, oggi con il proliferare di tante televisioni private e soprattutto di quelle di Mediaset, questa pretesa non ha più senso e non si comprende la necessità di pagare un canone, una tessa, una imposta (si equivoca proprio per non far capire nulla agli italiani) ad un ente che registra il doppio dei dipendenti di Mediaset, con stipendi altissimi e cachet stratosferici: senza parlare dei format che vengono troppo spesso affidati a strutture esterne laddove dovrebbero avvalersi delle professionalità interne. Si lamentano, i vertici RAI, per il mancato pagamento del canone da parte di quasi sei milioni di famiglie italiane e si lamentano per la diminuzione delle risorse che vengono dallo stato, cioè ancora una volta dagli utenti, e chiedono, apprestandosi a raggiungere lo scopo, di conglobare nella bolletta dell’energia elettrica il canone stesso: così facendo nessuno più sfuggirebbe alla odiata tassa. Questa sveltina è una truffa vera e propria perché parte dal presupposto che ad ogni utenza elettrica, anche quella della seconda casa, corrisponda un televisore funzionante; presuppone altresì che tutti gli italiani siano bramosi di ascoltare e vedere i programmi RAI; presuppone altresì che questi programmi siano così grandiosi ed intelligenti che ogni italiano non possa farne a meno. Il fatto è che non pochi italiani non hanno alcuna voglia di veder la televisione in generale ma, soprattutto, non hanno voglia di vedere programmi troppo spesso faziosi, urlati, demenziali e inutili: inoltre non c’è alcun motivo per cui detto canone non vada equamente distribuito tra tutte le “emittenze, dalle più grandi alle più piccole. Non si venga però a dire che le altre emittenti hanno l’introito della pubblicità perché sarebbe una volgare scusa dato che anche la RAI fa pubblicità. Il fatto è che, come dicevo prima, troppe sono le spese all’interno della RAI e si rende dunque necessario aggiungere agli abbonati che pagano regolarmente anche quelle famiglie che evadono, cioè 5.8 milioni per un “controvalore” di circa 800 milioni di euro. Qui stanno facendo come le assicurazioni che per combattere le truffe degli incidenti fasulli, non hanno trovato di meglio che aumentare il “premio” (chissà perché lo chiamano premio visto che lo paga l’automobilista!) a tutti. Il fatto è che c’è una massa di italiani che è stufa di essere vessata dallo stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalla RAI, dalle assicurazioni e da tanti altri tangentari. Mentre scrivo di queste “amenità” ricordo che si tratta di una tassa di possesso su qualsiasi apparecchiatura atta a ricevere notizie ed immagini, in realtà una tassa di possesso: ciò significa che la si deve pagare anche per PC, Tablet, Smartphone ed assimilati. A parte il fatto che se è una tassa dovrei poterla scaricare dalla mia dichiarazione dei redditi, ma questi strumenti moderni sono utilizzati per scopi prevalentemente diversi da quelli del semplice apparecchio televisivo. Purtroppo la vedo male ma forse la vedranno peggio questi cosiddetti amministratori se non la finiscono.

Elio Bitritto