Maltempo e malgoverno

maltempoMaltempo e malgoverno a braccetto: Renzi, da Brisbane, ha sentenziato che i fatti di Genova e Milano sono il frutto della incuria di venti anni. Devo correggerlo per conoscenza diretta poiché, da giovane iscritto alla Facoltà di Geologia a Bologna, venne in facoltà il senatore Michele Gortani, già direttore dell’Istituto di Geologia; questi aveva organizzato una escursione geologica, la prima della mia vita di geologo, presso i cantieri della costruenda autostrada nel tratto Bologna Firenze. ra le tante cose che ci disse, tenne a rimarcare l’importanza di una corretta pianificazione urbanistica che tenesse conto delle condizioni geologiche del territorio. Solo negli anni settanta si cominciò timidamente a parlare di ciò anche perché la cosa più importante era la ricerca del petrolio. Dopo di che il cammino della geologia è stato faticoso e contradditorio ma, senza la “politica” resterà lettera morta. Il fatto è che a valle, a Genova, a Carrara, a Messina, a Milano e più in generale nelle regioni Piemonte, Liguria, Toscana e Lombardia,  per citare solo gli ultimi avvenimenti, si tirano le somme dell’abbandono delle colline, delle montagne, dello scarso controllo del territorio, dei corsi d’acqua che non vengono liberati dai detriti, delle deforestazioni (come a Varese dove sono morti nonno e nipotina), della costruzione nelle aree golenali, particolarmente appetibili per la fertilità del suolo e per essere in pianura. Una infinità di condizioni che portano come risultato alle tragedie umane ed economiche di questi giorni. “Venti anni di incuria” ! non è vero! Sono sessanta anni di incuria, di rinvii, di sottovalutazioni, di dilazioni temporali, di revisioni prezzi, di ….! Per tutti valga l’esempio di Genova: inondazioni ripetute, vittime ripetute. danni ripetuti (1 miliardo stando alle ultime rivelazioni). Chi erano, chi sono gli amministratori di queste regioni è noto: se ne presenti il conto invece di premiare coloro che hanno preparato le cosiddette soluzioni per la città di Genova dove l’ultimo “insulto” è costituito dalle bare che, strappate al cimitero, vengono trasportate dalla corrente dei fiumi e torrenti. La soluzione è sempre e soltanto una: se ne parla, la si rinvia a quando il tempo lo consentirà, la si rimanda a quando arriveranno i fondi, la si rimanda a quando saranno pronti i progetti, la si rimanda a quando questi saranno approvati, la si rimanda a quando si farà l’appalto, la si blocca in via definitiva fino a quando il TAR ed il Consiglio di Stato decideranno fra tre, quattro, dieci altre alluvioni.

Elio Bitritto