Minculpop

MINCULPOPMinculpop: una parola, una sigla, una storia che ormai è nota solo ai cittadini di una certa età: per chi ne ignora il significato, dirò  che si tratta del famoso “MINistero della CULtura POPolare” organismo (o organizzazione) “addetto”  all’indottrinamento delle italiche genti nel senso che forniva agli organi di stampa e cinematografici le veline, i testi di ciò che andava detto e scritto. Istituzione, questa del minculpop, che non è stata mai realmente soppressa, né dalla DC, né dai partiti del cosiddetto compromesso storico, né da tutti gli altri governi e partiti che si sono succeduti. In effetti durante il cosiddetto ventennio di Berlusconi le cose sono andate diversamente da quanto ci si sarebbe aspettato perché mentre prima del ventennio il minculpop aveva una “tinta” filogovernativa, durante questi quattro lustri il minculpop ha assunto una tinteggiatura “filopoteriforti” al punto che il novanta per cento della stampa, il cento per cento della filmografia e oltre il sessanta per cento delle televisioni era contro il cavaliere. Oggi le cose sono tornate all’antico perché gli ultimi governi hanno visto una sorta di fusione tra i poteri forti e le sinistre (comunque avversari di Berlusconi) anche se c’è da rilevare l’inizio di una lotta per la supremazia tra i cosiddetti “poteri forti” e il governo. C’è da dire che ai tradizionali registi dell’informazione, governo, poteri forti, televisione, giornali, si sono aggiunti anche i sindacalisti della CGIL che si sono dati alla filmografia satireggiante con risultati francamente scoraggianti. Insomma in quasi cento anni il sistema non cambia: chi è al potere cerca di legittimarsi propinando al popolo bue (secondo loro) storielle che se potevano essere credute allora, oggi non fanno più presa e gettano nel panico coloro stessi che le propinano. Prendete la lite  tra Santoro e Travaglio in una trasmissione che è la “Summa” della informazione faziosa: ebbene il Santoro ha commentato l’abbandono dell’amico Travaglio, affermando spudoratamente che in trasmissione non si insulta e si lascia parlare anche chi dissente! Detto da chi, dell’insulto suo personale e di quello tollerato dei suoi ospiti nei confronti del nemico politico, è stato il massimo esponente, appare quanto meno sconcertante, anzi, disgustoso.

Elio Bitritto