Poeta in terra d’Auròle. [ Omaggio-flash per i Quattordici Lustri di un inimitabile e temerario “prigioniero” di Callìope]

Luigi De RosaURURI. Chi è un aèdo? È un veggente sensitivo, forse troppo, chiuso in sé stesso, nulla lo interessa se non il bello, irraggiungibile, lontano. Dinanzi all’altrui avidità, agli egoismi, alla parola volgare ed offensiva, è inerme. Le ferite si rimarginano: le cicatrici restano. Eppure il suo cuore vive, brucia. Sa soltanto amare, ha bisogno solo di dare, di dare tanto, darebbe tutto, ma non ha da offrire altro che dolore. Santi numi, caro lettore, vuoi vedere che ti stiamo parlando di un autentico outsider delle Italiche Lettere, di una pietra angolare della cultura arbëreshe, di uno “schiavo” fedele e geniale della divina Callìope? Il nostro “bersaglio” risponde al nome del concittadino ……. Luigi “Luis” De Rosa:

nato sotto il Pontificato del Papa Pio XII Pacelli (1876-1958), vigendo il ministero del parroco don Damiano Gianquitto, nel 45° anno di Regno di Vittorio Emanuele III (1869-1947) e durante la sindacatura di Pietro Tanassi (1889-1958). Degli ascendenti di Luigi è doveroso ricordare don Andrea Blanco (parroco di Ururi dal 1872 al 1902, uno dei primi acuti studiosi della lingua arbëreshe nonché fratello maggiore del bisnonno paterno di sua madre. A proposito del Nostro, quattro sole volte ci siamo “intercettati” negli ultimi nove lustri: auditorium parrocchiale di Ururi / gennaio 1968 (celebrazioni per il Quinto Centenario della morte del grande kreshnìk Gjèrgj Kastriòti Skënderbèu), Pescara / luglio 1979 (in viaggio per Prishtìna), aula magna del Municipio di Ururi / maggio 1998 (meeting letterario dedicato allo scrittore Antonio Occhionero e organizzato dal sindaco Luigi Plescia) e aprile 2009 / sede dell’edificio scolastico comunale. Quest’ultimo nostro “breefing” amicale si rivela per entrambi (studi medi-ginnasili “targati” Padri Passionisti nella maceratese Sant’Angelo in Pontano, nella ferrarese Cesta di Coppàro e nell’anconetana San Marcello) una irripetibile occasione, nonostante il tempo tiranno, ai fini di un tuffo negli anni “50” e “60” del secolo XX. Complice, pertanto, una sorta di telepatìa comune e “supportati” da una invisibile regìa, passiamo immediatamente ai raggi X (non senza piglio temerario) le vicende storico-artistico-letterarie della nostra Ururi, vicende circoscritte all’ultimo mezzo secolo. Chi scrive, a differenza del suo severo interlocutore, si mostra più indulgente e possibilista nei confronti di chi “osa” continuare impunemente a blandire le patrie lettere arbëreshë essendo privo, o quasi, di un sufficiente background culturale. In “passerella” si vedono sfilare: cineasti, pittori, poeti, scrittori, teatranti, cantastorie e semplici divulgatori culturali. Impressioni sull’oggi, bilanci e previsioni per il futuro? Il responso, nonostante alcune ataviche pigrizie o negligenze, è sensibilmente confortante. È giusto, tuttavia, riconoscere che non è facile conquistare “le grazie” delle nove figlie di Mnemòsine, come, ad esempio, Clio (musa ispiratrice della Storia) e Callìope (musa ispiratrice della Poesia). Stop, adesso, alla cronaca riguardante l’incontro dell’aprile 2009 per dare spazio ad un ultimissimo flash-back mnemònico sul nostro eclettico concittadino (fondatore e Presidente della benemerita associazione “Shoqàta Kulturòre Arbëreshe” che, oggi, festeggia il LXX° Genetliaco. Gli albori della sua granitica passione per gli studi albanologici? Risalgono, come minimo, ad oltre cinque decenni orsono! L’autore di queste note, in una lettera (datata Cesta di Coppàro / 11 maggio 1959) alla propria famiglia, segnalava che «Luvëxhini Kanlòrit ha lasciato l’istituto ginnasiale passionista di San Marcello (Ancona) per trasferirsi ad un altro (greco-albanese) sito in Roma». Nella sua mente, forse, già albergavano (certamente a livello inconscio) Grandi Spiriti come il sommo lirico francese Charles Baudelaire (1821-1867) e l’eccelso polìgrafo arbëresh Girolamo De Rada (1814-1903)!

Ah, dimenticavamo. Di Luigi De Rosa, nel formulargli i migliori Auguri “ad multos annos”, pubblicheremo (nel primo semestre del 2015) una estemporanea intervista concessaci cinque anni fa ed imperniata sulla sua straordinaria produzione letteraria intrisa (a nostro modesto avviso) di un singolarissimo lirismo “baudelairiàn-leopardiàn-nietzscheàno !