la melagrana

Una francescana santa bellezzasanfrancesco_4ottobre(gfp)

C’è un noto adagio, che narra del divenire dei giorni e delle stagioni, così formulato nel tempo in cui la parola aveva una ben precisa saggezza e anche sonorità di pronuncia. Qui lo trascrivo
nella forma gergale con la quale mi è stata riferita.

melagrana-in-Vasto-0aPi’ San Frangiscu, mitti ‘a milagrana a lu canistru. Sta ad indicare, giorno più, giorno meno, il momento giusto di staccare la verde e giallo-rubizza mela granata dall’albero, per poi portarsela in casa. Per posarla lì, in un centro tavola, fra altra frutta o   solitaria sopra un levigato mobile o mensola, per riguardarla nei giorni appresso come un dono di Dio, o della madre-terra . Per poi, a piacere, decidere di aprirla come un scrigno di preziosi, con i suoi vividi, ben ordinati e innumerevoli chicchi rubini, freschi al tatto e al gusto nello svelarli dalla corteccia o dalla pellicina settoriale interna; sgranandola per gustarla nel palato, chicco per chicco o mordendone con piacere ancestrale una porzione, presto sorbendo il succo dolce e asprigno, e deponendo poi, come per un rito, nella mano o in un piatto i residuali bianchi semini.

Mela s-granata_byfgp

La melagrana, si sa, come una spiga di grano o un grappolo d’uva, e tutti gli altri prodotti della terra che hanno abbondanza di semi in quel che appare un singolo frutto, è ritenuta simbolo di abbondanza, augurale dunque, giacchè promette e prefigura la possibilità di sfamare e sostenere la vita di tanti, uomini ma non solo, o altrimenti e anche insieme quella di avere semenza per rinnovare e perpetuare la vita della flora e della fauna di questa nostra terra. In questo c’entrano poco vita e opere del santo Francesco, se non nel suo essere cantore (umile e prezioso) di tutte le creature e del Creatore. Io ho voluto qui riprendere la bella santità, definibile come francescana, della “melagrana”, alla luce della calendarizzazione alla Frate Sole sopra citata, per un motivo  al tempo stesso di ammirazione, di rimpianto e di cruccio.

La mela-granata, che come tutti gli altri ‘frutti’ della terra, la si coglie al compimento, certo e naturalmente pre-stabilto, della sua germinazione, del suo sbocciare in fiore, del suo formarsi, crescere e maturare, nel concludersi e nel rinnovarsi ‘rituale’ delle stagioni.

La mela granata ci dice che, nelle faccende degli uomini, i governi e le sue leggi, devono non solo dare un frutto al loro dire, proporre, dibattere, dialogare e contrapporsi, ma, soprattutto,  occorre che lo facciano maturare con certezza, nel tempo giusto, e per il bene (detto comune) degli uomini sottoposti (comunque) alle Istituzioni.
Quel che decisamente non è, quel che disperatamente, sembra, non possa avvenire nè oggi e nè domani.
Lo spiritoso di turno butterà lì che:
– “Un governo (una riforma!) non è una melagrana!”.
– E infatti!

Questa nostra democrazia, oggi come nei molti decenni passati (altro che, solito, “ventennio”) non ha la bellezza compiuta di una …santa, francescana melagrana!

GFP

– Qui, in una gallery per i lettori, la melagrana in  immagini d’arte e nell’arte:

 

 

 

 

 

 


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