Piccola storia di vite-fragola fruttifera, di terra e di speranza

Scudo Terre-del-Vasto (logo dep.)

Qui riporto “una storia” leggera, sorta di verbale divertissement – per dirla alla francese – con sottintesi pensieri  e sentimenti del tempo. Una faccenda di vita e di …vite. Narrazione di gente nostra, di quella specie che … basta ‘a salute e ‘n par de scarpe nove, come annotava nel gergo suo ciociaro-romano e in veste di cantastorie l’attore Nino Manfredi.
L’ho trovata in un social network e – mi son detto – perchè non riportarla nei blog vastesi? … “Vasto è patria di sommi geni”, e bene merita serti di lauro nel suo ‘beneventano’ stemma di città – come annota Peppino Catania. Ma è anche terra (e riva di mare) di un popolo che – seppur non o non più marchesale, per casata o per dominio – nelle cose quotidiane trova il gusto della vita. Una barbatella di vite, col suo grappoletto, immessa e tirata sù in un piccolo vaso di casa e di città, parrebbe ai più da ridere.  Per me, la sua storia suscita soltanto un lieve e benefico sorriso.
Eccola, così qual è, per quel che è.
Per chi ha buona terra istonia, ecco a chi affidarla.
Fate vobis … – GFP

Piccola storia di vitefragola fruttifera, di terra e di speranza
In una, due, tre immagini qui dico della mia coltivazione balcon-urbana d’uva fragola. Storia mia. Vicenda di un piccolo imprenditore domestico che, dovendo vendere una sua pergola in giardino con appartamento annesso, è stato costretto a continuare la sua pregiata e preziosa produzone viti-vinicola …in un semplice vaso.
L’essenza vegetale in questione (due marze messe lì, dopo l’annuale potatura, tanto per non abbandonare, neppure mentalmente) si è dimostrata subito fruttifera e, in un certo senso, consolatoria verso lo sfortunato coltivatore, …diretto, volenteroso ma con poca terra.
In una riunione di famiglia ci siamo posti il problema di cosa farne di tale inaspettata, quanto ben augurante produzione… Nostro figlio, di passaggio in casa solo per pranzo, si è tratto d’impaccio subito con un “pensateci voi”. Farne della marmellata o confettura – la questione era ed e ancora – o appenderla su cannucce sino a Natale, per gustarla poi come uva passa … ? O semplicemente mangiarla, piluccandola acino per acino, il grappolo maggiore a me, a mia moglie quello più piccolo (ed è già tanto, in generosità), ché se fosse per lei la coltivazione superstite sarebbe già andata alla malora! Per la verità, dopo due confronti e nessuna possibilità di decidere da me, “a maggioranza” o se non altro per ruolo, la decisione non è stata ancora presa. Per intanto un uccellino, accortosi del …bendiddio non colto, ogni tanto ci fa visita e col suo beccuccio pilucca lui per noi. “Poverino… – butta lì ogni volta che lo vede, mia moglie – almeno se la gode lui, …e tu la fai finita”! E giah, e risaputo che le donne hanno più amore e sensibilità per le bestie che per gli uomini, specie se del genere marito. E fra le piante ammettono soltanto quelle che danno il fiore per un bouquet.

Epilogo. Questa è la mia piccola e personale storia. Vicenda di un coltivatore autonomo e all’occorrenza – come sopra detto – di fatto in minoranza, giacché per il genere mogli (e la mia non fa eccezione),  il voto del coniuge non è poi vero che, a dire dei 5Stelle, …uno vale uno. Onde per cui, per ampliare la mia rinata viti-coltura, cerco disperatamente, anche da fittavolo, un terreno in quel di Vasto. Se posso…: lo vorrei già dissodato e con lo scasso, poichè di dare giù di zappa non è che ho tanta capacità, nè più le necessarie forze. Un fazzoletto di terra da coltivare, mi auguro, con frutto più che con profitto, finche Iddio vuole e … una moglie, la mia, vorrà consentire.

P. di Nicola, delle Terre del Vasto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: