Duello al sole d’Auròle. Incontri & Scontri nell’Italia demo-pluto-catto-comunista

Il REAZIONARIO (l'autore dell'articolo) nell'estate 1969. URURI - La  Villa Comunale testimone del singolare scontro politico-ideologico tra il REAZIONARIO e il COMUNARDO, sotto lo sguardo arcigno di Roberto Barberio.L’estate del 1969, ad Ururi, si preannuncia tremendamente afosa. Un giovane ventiquattrenne cammina, lentamente, in direzione della villa comunale dove, all’ombra dei pini, spera di trovare un pò di frescura. Si siede. Finalmente, con il gradevole sottofondo “musicale” delle numerose cicale e in compagnia della sua inseparabile pipa, può abbandonarsi alla lettura di un periodico appena acquistato. Di tanto in tanto alza lo sguardo verso un immenso palazzo che si staglia di fronte. Il tabacco olandese “Klan” regala nuvolette di fumo che, librandosi, sembrano incorniciare quella vetusta ed austera casa gentilizia. Il giovane crede, addirittura, di intravedere, dietro le persiane di una delle tante finestre, la figura ieratica di Don Maso Vizzini [1] (uno dei protagonisti principali del bellissimo romanzo “MORUNNI”, un’opera straordinaria del grande ed indimenticabile scrittore ururese Luigi Incoronato) [2]. Ad un tratto, però, la quasi bucolica e silenziosa atmosfera viene “squarciata” dal calpestio dei vialetti freschi di brecciolina. Una persona si ferma davanti al tranquillo lettore e, strappandogli letteralmente dalle mani il giornale, esordisce: «Ma tu guarda! Adesso perfino i reazionari osano bivaccare nella villa». Ancora una manciata di secondi. Ecco, dopo aver scandito tra i denti il nome della pubblicazione (“L’ASSALTO”), l’incauto perturbatore della pubblica quiete rimane quasi folgorato da un articolo intitolato “Il vilipendio della Costituzione / Grazie Palmiro, tuo Alcide!”. Strabuzza gli occhi, incredulo. Reazionario: «Che ti succede, esimio Comunardo? Vedo che stai diventando quasi paonazzo». Comunardo: «Io mi sento benissimo». Reazionario: «Non direi proprio. Attento, comunque. Un eventuale aumento di trigliceridi potrebbe essere pericoloso!». Piccola parentesi. Un anziano signore, che casualmente si trova a passare di lì, assiste al singolare battibecco appena scoppiato. Incede con fatica e si appoggia ad un bastone. Sembrerebbe sia stato colpito da una qualche, pur lieve, paresi. Avendo riconosciuto i due giovani decide di seguire, con un pizzico di curiosità e tanto scetticismo, l’evolversi della contesa. Ridiamo, ora, la parola ai “duellanti”. Comunardo: «Fossi in te, piuttosto, mi preoccuperei di evitare certa stampa così becera ed insulsa». Reazionario: «Perché, qualcosa non va?». Comunardo: «Intendo riferirmi alla vostra protervia nel voler continuare ad essere schiavi di una ideologia capital-passatista e nostalgici di un regime liberticida nonché guerrafondaio!». Al sentire questa categorica affermazione, l’anziano testimone (come se volesse intervenire) solleva il suo basatone ed annuisce soddisfatto. Reazionario: «Comunardo, grazie davvero per il tuo lusinghiero giudizio. Chiedo venia, inoltre, per non essere ancora un vero democratico e progressista come te». Comunardo: «Sai, non è proprio il caso di fare dello spirito imbecille». Reazionario: «Lungi da me. Mi hanno riferito che ti dai da fare all’interno del tuo Partito. Personalmente credo che farai carriera [3]. Entro un congruo numero di anni, approfondendo la tua cultura storica e migliorando la capacità dialettica nonché la sintesi politica, il futuro potrà serbarti ragguardevoli successi! Tutto questo, però, sarà possibile ad una sola condizione». Comunardo: «Ho l’impressione che stai dando i numeri, o ti porti dietro, dalla nascita, dei traumi psicologici?». Reazionario: «Mai stato cosi serio e lucido di mente. Ascolta. Prima o poi avrai modo (partecipando a riunioni, convegni e conferenze del Partito) di varcare gli angusti confini regionali. Ti capiterà, così, di essere ospite della Direzione Nazionale in quel di Roma [4]. Ora fai attenzione. A titolo strettamente amicale, oltre al fatto di essere un tuo concittadino, ti suggerisco (negli eventuali contatti che avrai con i massimi esponenti del Partito) di non porre mai domande, discutere o chiedere di essere ragguagliato su uno dei seguenti cinque nevralgici argomenti: 1° (Patto russo-tedesco dell’agosto 1939), 2° (Littoriali), 3° (Nicola Bombacci), 4° (Articolo 7 della Costituzione) e 5° (Articolo 39 della Costituzione)». Breve digressione. Questa volta il vecchio signore decide di intervenire, sul serio, nella diatriba. Tenta di avvicinarsi al Reazionario, roteando minacciosamente in alto il bastone, e fulmineamente (ammiccando all’altro contendente) sbotta in lingua arbëreshe: «Mirrë vesh, çamuòr “rëpublikìn”! Tashtì mjàft. Si guxòn të jàpësh këshille dhe sugjërmènde afërmevet? Kujtò, na imi bìrët e nìprat të “Rëvuluciùnës Màdhe Tetòrit”! [Senti, moccioso di un “repubblichino”! Adesso basta. Come osi dare consigli e suggerimenti al prossimo? E ricordati, noi siamo i figli e i nipoti della “Grande Rivoluzione d’Ottobre”!]». Reazionario: «Hai sentito, Comunardo? Ha detto ……. ottobre. Temo che voi siate in anticipo di ben quattro mesi! Ah, dimenticavo. Sì è vero, hai ragione. Quelli che la pensano come me sono sconsideratamente ed inguaribilmente: nostalgici, ma di un’Italia che finalmente abbia il coraggio di recuperare i valori immortali della Religione e della Famiglia, e che riscopri il mito della Nazione; reazionari, in quanto propugnatori di uno Stato forte che sappia tutelare i bisogni e gli interessi dell’intera collettività; schiavi, ma della sola Verità storica, costi quel che costi!».

Stop con la “zumata” sui ricordi estivi di quarantacinque anni fa. Qualche lettore, a questo punto, potrebbe avere il ghiribizzo di chiedersi: «Ma chi era quell’uomo con il bastone?». Si chiamava ……. Roberto, Roberto Barberio [5] ovvero l’ultimo grande “Tribuno della Plebe Molisana”!

 

ANNOTAZIONI /

[1] – Dietro questo personaggio si cela la figura di Pietro Tanassi, zio paterno dello statista Mario. Muore, a 69 anni, il 19 agosto 1958. Antifascista della primissima ora e libertario convinto, viene eletto Primo Cittadino di Ururi nel 1944. Nel dicembre dell’anno seguente, però, subirà l’onta gravissima della “giubilazione” da parte della Federazione provinciale del Partito Comunista Italiano. Per la sua onestà e dirittura morale, Pietro fosse stato cattolico sarebbe diventato sicuramente un ……. santo!

[2] – Nato a Montereal (Canadà) da padre ururese e madre piemontese. Si trasferisce in Italia con la famiglia, nel 1930. Muore, a 47 anni, il 15 marzo 1967. Reduce dallo scacchiere bellico della Grecia dove, con i gradi di tenente di Fanteria, si guadagna una medaglia di bronzo. Rimane ad Ururi dalla fine del 1943 agli inizi del 1952. Sono gli anni che vedono un Incoronato (già consacrato poeta grazie alla superba raccolta di versi “ALZANDO LE VELE” del 1939) dedito anima e corpo a “forgiare” dei memorabili racconti che, in seguito, daranno vita al romanzo “MORUNNI”.

[3] – Il “Reazionario” (l’autore di questo articolo) è lieto, oggi, di aver preconizzato all’allora ventinovenne “Comunardo” una carriera veramente niente male: ben due Consigliature Regionali ed un mandato alla Camera dei Deputati (XIII Legislatura, 1996-2001)!

[4] – In Via delle Botteghe Oscure …….

[5] – Muore, a 71 anni, il 3 gennaio 1974. Figura nevralgica delle rivendicazioni sindacali bracciantili e contadini in Molise. Era destino che a ricordare il generoso e coraggioso Roberto Barberio (mitico leader provinciale CGIL e grande protagonista del Sindacalismo Proletario Molisano) fosse proprio quell’incorreggibile “reazionario” imbevuto di nazionàl-anàrco-conservatorismo!

Tiberio Occhionero