Politicamente corretto

peynet In questi giorni  di maggio, in cui timidamente fa sentire il suo tepore l’anticiclone delle Azzorre, si risvegliano anche gli ormoni ed è tutto un rincorrersi di feronomi. Puntuale, come il trascorrere delle stagioni, torna il tema del politicamente corretto che investe tutto lo scibile delle umane ed italiche proposte su tanti temi. Leggo della richiesta di maggiori tutele per coloro sessualmente diversi cioè per gli eterosessuali: e non senza fondamento dato si sono create tutele per il lupo, per l’orso marsicano, per il panda: addirittura per il “fratino” che tanto in estinzione non è mentre per l’homo eterus nulla viene proposto. Tutele sempre maggiori, normalmente e rigidamente regolamentate per legge o per decreto mentre per i diversi la situazione è … diversa. Le considerazioni che seguono nascono da uno studio dell’OMS, commissionato dall’ONU, sullo stato di accettazione delle coppie eterosessuali. Ebbene si! Parliamo delle coppie eterosessuali le quali,  dopo un’evoluzione durata circa un milione di anni, vengono discriminate a causa dell’emergere delle cosiddette forze nuove rappresentate da un acronimo, LGBT, che associa persone con orientamento sessuale diverso e cioè Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali. Ora, non per un vieto vittimismo, ma è il momento di finirla con questa discriminazione nei confronti degli etero: siamo pur sempre la maggioranza, per lo meno ancora! Qui stiamo dimenticando i fondamenti stessi della specie umana, dell’evoluzione della specie umana. Ai legislatori che si occupano e si preoccupano di tutelare i diritti degli LGBT vorrei chiedere se sanno come sono nati? Come siamo nati? Come l’umanità si è sviluppata ed è cresciuta dal primo homo sapiens? Lo sanno gli LGBT che intanto esistono perché gli etero si sono dati da fare? E spesso si sono dati da fare in condizioni proibitive? Lo sanno quanti sacrifici hanno dovuto affrontare uomini e donne per far crescere il genere umano?  E invece tutti a darsi da fare per proteggere una minoranza  (perché è ancora tale!) mentre, invece, la maggioranza non ha diritto neanche ad una sigla: che obbiettivamente sarebbe anche una sigla meno invasiva dato che si tradurrebbe in una semplice “E” che sta per “Eterosessuali”. Ecco, io rivendico il diritto ad una sigla, magari da mettere come distintivo, come fiore all’occhiello, così come gli altri potrebbero appuntarsi un distintivo in cui tra le lettere uguali prevalga quella della appartenenza specifica.

Elio Bitritto