Vasto. La figurazione, una classica e mai tramontata forma d’arte

mastro-undiciantonio-di-fabrizio-Esilio-dei-pensieri-817x1024Locandina-Mostra-omaggio-2014Esposizione a Vasto: Le relazioni possibili, a cura di Giuseppe Bacci, alle Scuderie di Palazzo Aragona, dal 12 aprile al 25 maggio 2014.

Il Comitato “Premio Vasto” presenta, ancora quest’anno, una sua proposta espositiva di primavera. In mostra un pittore e uno scultore, “due artisti abruzzesi, entrambi legati alla tradizione dell’arte figurativa italiana, ma con percorsi diversificati”.

Antonio Di Fabrizio – Scomparso nel 2013, nato a Penne ma vissuto a Pescara, è autore di “una pittura precisa, definita, frutto di una circostanziata coscienza del mestiere, in odio a qualsiasi soluzione sbrigativa” (Crispolti).

La fattura delle immagini è preziosa e delicata, la sua figurazione attinge alla visione dei luoghi e non meno ad una ricercata trasfigurazione onirica di ciò che “l’artista immagina e vede”, in un mix poetico e intellettualistico di bellezza muliebre delicata, talora sognante, intessuta con arabescanti motivi floreali d’ambiente, naturale e domestico. Una sorta di “Eden” perduto, ricercato e rivissuto nostalgicamente.

Silvio Mastrodascio – Nato a Cerqueto (Te) vive e opera in Canada, conservando operativi legami con la sua terra. Di formazione artistica classica, si colloca nel filone della scultura italiana dominato dal figurativo, da Marini e Martini a Manzù, artisti nei quali la contemporaneità filtra la lezione dei maestri. Il suo è – come annota Maurizio Calvesi – “un linguaggio ancorato alla rappresentazione del corpo umano, immagini e figure che attingono alle radici della tradizione”.

La poetica di questo autore, interpretata generalmente da figure femminili, sembra definibile come illustrazione de “il momento dell’attesa”. Le opere si pongono quali punti fermi e non casuali nel “via vai” della gente e del mondo; la superficie bronzea delle sue figure ha una plasticità lieve e modulante, in virtù della materia prima, l’argilla, su cui l’artista pone mano e immette la sua intenzionale figurazione.

Giuseppe F. Pollutri