Luoghi comuni

lavoro femminileIn Italia ed Europa i luoghi comuni sono tanti e se ne scoprono ogni giorno di nuovi: oggi parliamo di uno di quelli più datati: la differenza di stipendi tra uomo e donna. L’occasione viene dal direttore del FMI Christine Lagarde che, intervistata dal Corriere della Sera, dichiara “Il vostro è uno dei Paesi della zona euro che incoraggiano meno la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Un cambiamento di rotta potrebbe avere effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e, quindi, sull’uscita da un periodo di stagnazione”. Prosegue poi attribuendo all’Italia la maglia nera in Euro Zona per lavori alle donne “un Paese che ha avuto molto successo in questo campo è l’Olanda che ha dato la possibilità di creare lavori flessibili part time senza alcuna restrizione”. Soprattutto dal punto di vista del cosiddetto Gap Pay Gender che, tradotto in Lingua Volgare, significa differenza di stipendi tra uomini e donne.  La signora Lagarde non ha certo questo problema ma è altrettanto certo che non conosce il problema. Intanto è vero che la donna, a parità di funzioni viene pagata meno (e non si capisce perché): così com’è altrettanto vero che il mercato del lavoro le penalizza: solo che “sora Cristina” deve approfondire l’argomento documentandosi meglio. L’esempio dell’Olanda non potrebbe mai essere attuato in Italia perché i sindacati vi si opporrebbero per il semplice motivo che in quel Paese si è instaurata questa situazione “…creare lavori flessibili,  part time,  senza alcuna restrizione”. Ve la  immaginate la reazione dei sindacati alla offerta di posti di lavoro FLESSIBILI, PART TIME, SENZA RESTRIZIONI!?. Ma, a parte questo aspetto, il luogo comune della Lagarde è soprattutto riferito al Gap Pay Gender perché se è vero che c’è differenza di retribuzione, è altrettanto vero che questa differenza è molto più accentuata in altre parti d’Europa, a cominciare dal suo Paese, la Francia. La classifica della differenza di stipendio tra i 40 Paesi più sviluppati, vede l’Italia al 33-mo posto con una differenza del 10,6%. Differenze meno accentuate e quindi posizioni migliori di quella italiana, le hanno solo Norvegia, Belgio, Ungheria, Polonia, Spagna, Nuova Zelanda e Slovenia: tutti gli altri Paesi trattano le donne “peggio” a cominciare dalla sua Francia (-14,3%), la stessa Germania (-20,8%), Stati Uniti, Svizzera, Svezia, eccetera.

Per finire due domande a “sora Cristina”: ma lo sa quanto “lavora” la donna “non andando … a lavorare”? Inoltre con questa crisi di posti di lavoro, se non ce n’é per gli uomini, non ce n’è neanche per le donne: ma tanto lei il posticino parastatale lo ha!

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Elio Bitritto

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