Abolizione del Senato

imagesCAG1MUDHSi fa un gran parlare in questi giorni dell’abolizione del Senato: in realtà si tratta di una trasformazione che, così com’è, suscita più di qualche perplessità sia a destra che a sinistra. A sinistra perché la proposta sconta il “peccato originale” dell’essere stata prevista da Berlusconi, a destra per la trappola che si potrebbe configurare. Considerando le modalità con cui il Senato verrebbe trasformato avremmo un ramo del Parlamento costituito da rappresentanti dei sindaci in stragrande maggioranza di sinistra: a questi si aggiungerebbero i nominati dal Presidente della Repubblica e avremo questo ramo del Parlamento completamente regalato alle sinistre. Per fortuna ci sono dei cosiddetti intellettuali che, in nome di una tardiva esaltazione della “Costituzione più bella del mondo” si oppongono gridando al “golpe” costituzionale. Tra questi i firmatari cronici Rodotà, Fo, Zagrebelsky cui si aggiunge i neofiti della difesa della Costituzione Grillo e  Casaleggio: ma questi che scrivono, riscrivono e sottoscrivono, essendo uomini di cultura per definizione, dovrebbero conoscere il detto latino “… scripta manent” e dovrebbero anche sapere che c’è sempre qualche spiritello allegro che si va a riguardare sottoscrizioni e proclami: così apprendiamo di un Disegno di Legge (anno 1981) di revisione costituzionale di cui riporto una piccola parte:

Il disegno di legge di revisione costituzionale reca disposizioni per il superamento del  bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte  seconda della Costituzione. 

1. Il superamento del bicameralismo paritario

Il disegno di legge prevede un sistema bicamerale differenziato, nel quale la Camera dei deputati

diviene titolare in via esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo, esercitando la funzione di

indirizzo politico, la funzione legislativa (ossia il potere di approvazione in via definitiva delle leggi,  escluse quelle costituzionali che continuano a richiedere l’approvazione anche dell’altro ramo del  Parlamento) e quella di controllo sull’operato del Governo

Secondo firmatario Stefano Rodotà

Oggi, 33 anni dopo, onusto di gloria e di anni, la dichiarazione è la seguente:

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali”. “Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava.

Primo firmatario  Stefano Rodotà.

Tra l’altro Rodotà e tutta quella marmaglia pseudo intellettuale che non nega una firma a nessuno, fu così convincente che qualche anno dopo (1985), segretario dell’allora PCI Enrico Berlinguer, venne fuori da via delle Botteghe Oscure un documento che sostanzialmente faceva proprio quel disegno di legge il bicameralismo appare come un ostacolo e come un appesantimento dei lavori parlamentari. La soluzione più razionale è l’unicità dell’assemblea parlamentare. In questo quadro, può ritrovare una sua peculiare funzione consultiva un organismo come il CNEL adeguatamente riformatoE, a coronamento di cotanta profetica saggezza,  in quel documento si sosteneva anche la necessità di rafforzare i poteri del Presidente del Consiglio e di ridurre – accorpandone le funzioni – il numero dei ministeri.

C’è bisogno di commenti? Forse si! Questi  intellettuali a una lira a firma, sono quelli che hanno rovinato e continuano a rovinare l’Italia: non sono soli e trovano sempre qualche imbecille che magari, pur di figurare tra i firmatari di un “Appello” con la A maiuscolo, insieme ad “Intellettuali” con la I maiuscola, sottoscrivo a titolo gratuito la propria appartenenza alla categoria degli  “utili idioti inutili”.

Elio Bitritto

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