La politica estera dell’Unione Europea

LIRA SPACCATASino ad oggi abbiamo descritto un’Europa che esiste molto diversa da quella che si pensava (chi poi lo pensava non è dato sapere!) molto diversa. Ricordate l’atto costitutivo dell’Europa e la polemica circa le radici giudaico-cristiane? Ebbene con decisione pilatesca l’Europa nasce laica, rigorosamente laica, senza un’anima, senza una fede, senza un credo, rinunciataria di se stessa e della sua storia che è poi l’unica cosa in comune che veramente aveva ed ha l’Europa.  Con queste premesse è chiaro che non può avere una politica estera comune perché questa risponde alle esigenze di ciascuno stato:  tanto è vero che su tutte le grandi crisi non c’è mai stata una posizione comune. A Johannesburg per i funerali di Mandela l’Europa era presente al gran completo ma non come Europa ma come singoli stati (la nostra Boldrini addirittura in rappresentanza di se stessa e del compagno); e le varie crisi mondiali da Mogadiscio, alla Cecenia, a Kabul, alla Siria, alla Libia per dirne solo di alcune. Addirittura, in occasione del G20 di San Pietroburgo gli schieramenti videro non solo la contrapposizione tra Usa e Russia ma anche la divisione netta tra gli stati europei: l’Italia, per non sbagliare, si schierò in entrambi i campi! E non possiamo non ricordare come il problema degli immigrati che sbarcano a migliaia sulle coste italiane sia stato bellamente ignorato da Lady Catherine Ashton e dall’Europa, così come quella indecente farsa dei marò da due anni prigionieri in India e senza una accusa! E sempre per restare in tema di solidarietà, di quella solidarietà obbligo per gli italiani e discrezionale per i partner europei, ricordate quando il Belgio cacciò una cittadina italiana disoccupata? Al punto che il ministro Xavier Solana paragonò l’Unione Europea ad una sorta di bambino autistico incapace di avere rapporti con il resto del mondo. Alytro esempio di politica estera comune ci viene offerto dalla Conferenza mondiale sul Clima (Varsavia 2013) le divisioni erano così nette che la delegazione europea non prese la parola! L’esercito europeo? Nato nel novembre 2000, già a dicembre era diventato in problema: tanto per dirne una gli armamenti e le munizioni sono diverse ed incompatibili perché gli eserciti nazionali non hanno abbandonato i loro standard. Per concludere questa vergognosa carrellata di “cavolate” ricordiamo le fallite trattative per l’ingresso in U.E. della Islanda, dell’Armenia, della Ucraina (a proposito di quest’ultima i recenti fatti non consentono di fare previsioni).  Probabilmente non si arriverà ad una politica estera comune a meno che non si verifichi un’altra Anschluss di triste memoria: ma per giungere ad una anschluss bisogna diventare insignificanti come l’Austria nel 1938. E l’Italia, così come altri Paesi, si avvia a diventare “insignificanti” grazie ad una politica di rigore che proprio per essere così rigida, impedisce una ripresa seria. A riprova di ciò un altro Premio Nobel (cominciano ad essere un po’ tanti perché si possa impunemente parlare di “populismo”), Paul Krugman dichiarava in una intervista a “Fortune” nel 1998 “L’unione monetaria non è stata progettata per fare tutti contenti: è stata progettata per fare contenta la Germania”. Tra l’altro quel grande statista meglio noto come “il mortadella” ammetteva pubblicamente nell’ottobre 2011 su “La 7” “grazie all’euro la Germania è un Paese più potente e più forte…”.

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Elio Bitritto