Dies illa, dies irae!

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Forse mai come in questi ultimi due anni la “gente” ha parlato di tasse, di ingiustizie, di politici ingordi e truffaldini, tesi solo a salvaguardare il proprio, i propri privilegi.

A questo proposito i pochi versi che seguono (e neanche tutti), forse rappresentano, meglio di qualsiasi velleitario articolo basato su numeri, dichiarazioni, bilanci ecc. la protesta “ferocemente benevola”  che i cittadini vastesi ed italiani potrebbero levare nei confronti dei vari governi locali, nazionali ed europei.

 

Noi paghiam gabelle tre

Né saper possiam perché.

La real carta bollata

Convien pur che sia pagata.

 

II Registro, la Fondiaria,

L’Ipoteca ed anche l’aria

Se vogliamo respirare

Noi dobbiamo pur pagare.

 

E pagar si deve e zitto

Se si grida è un gran delitto!

Dies illa, dies irae!

 

Quando, o Dio, vorrà finire?

Ed i nostri governanti

son mangioni tutti quanti.

Basta ch’essi stanno bene:

 

non si curan delle pene

che noi tutti poi soffriamo

ed assassinati siamo.

Dies illa, dies irae

Quando o Dio, vorrà finire?

 

L’autore è Antonio Rossetti, cittadini vastese che, diversamente dai fratelli Domenico e Gabriele, non “studiò” ma seppe farsi apprezzare per la sua pungente satira.

Antonio Rossetti Barbiere e Poeta

Nasce a Vasto, 8 marzo 1770, Antonio Rossetti.  Poeta come il fratello Gabriele, esercitò il mestiere di barbiere. Autodidatta, aveva una naturale attitudine a dettar versi, soprattutto di genere satirico.  Di idee politiche liberali, fu fieramente antiborbonico e manifestò la sua avversione contro il regime illiberale, con invettive in versi. Rimasta famosa quella intitolata Dies Illa.

Morì povero il 7 novembre 1853.