Vasto e dintorni. “Il falso e vero verde”

Vasto_ambiente-e-habitat VST-alla-MARINA-01melmacontinua02 VST alla Marina Genn14-eIo ho sempre pensato che un sistema “Verde” habitativo (ambiente e città), debba significare il rispetto autentico, soprattutto la cura e la manutenzione (parole e pratica sconosciute al pubblico), delle aree … lasciate alla “natura” (vedi area SIC) o, in città, per così dire “tenute a verde” e in realtà come terreni di risulta, abbandonati e spogli. Se questo è, vorrei poter dunque pensare che “progettare” una “via Verde” (e persino un Parco!) non possa significare semplicemente …tirare una linea di colore appropriato sulla mappa di un territorio. Ciò detto e precisato, con parole analoghe ma opposte del Segretario del pd cittadino, vorrei anch’io esprimermi pubblicisticamente con il seguente …Comunicato:

“Come nativo di Vasto – e che lì ‘tiene casa’ ancora, versando al Comune tasse e imposte più che un residente – esprimo …la minima ed anzi nessuna soddisfazione in merito alle condizioni sciatte e dunque penose con cui da anni, “in continuità”, l’Amministrazione Lapenna tiene quel tratto (o magari il principio) della “Via Verde” che corrisponde alla nostra Marina! La speranza è che, considerato il minor esborso finanziario richiesto dalle Ferrovie per l’acquisizione dell’ ex tracciato ferroviario, ci sia del denaro utile a rimettere veramente …al “vero verde”, urbano e turistico, anche il nostro Centro balneare e non soltanto le mitizzate piste ciclo-pedonali, esterne e/o periferiche”.

Mi scuso, ovviamene quanto idealmente, con il poeta Salvatore Quasimodo, per aver usato per il titolo del mio post il nome della sua raccolta lirica del 1956. Più per assonanza fonetica che per altro, giacché le parole nostre (possiamo dirle ‘chiacchiere’?), che da tempo si pronunciano su questo argomento ‘Verde’, sono di altro genere e solo apparentemente dettate da una ‘poetica’ detta ambientalista. Aggiungo poi – se posso – che se vogliamo considerare anche il nostro luogo “terra impareggiabile”, occorre che verso di essa (e i suoi abitanti o dimoranti, non meno) ci si ponga con più onestà d’intenti e minori furberie politico-elettorali.

Per rubacchiare, facendoli miei, ancora versi del poema citato, dirò che in me: “… / resta il pudore … di gettare un urlo ai vuoti / o nel cuore incredibile che lotta / ancora con il suo tempo scosceso”.

Augurandoci necessariamente, io e voi, che un domani sia meno scosceso, in un mondo (poco credibilmente), alfine liberato dagli imbonitori pubblici di vario colore.

GFP