I valori (dell’uomo e della vita)… Cosa c’è da cancellare ancora o da ‘negoziare’?

francesca-woodman_untitledDirò cose soggettive, evidentemente e inevitabilmente. Del resto, non c’è alcuno al mondo che possa stabilire quel che altri devono ritenere e manifestare. Il contrario è un attegiamento illiberale e una pretesa storico-sociale, naturalmente effimera, di destra o di sinistra, fascista o comunista (…coincidenza degli opposti!) che si possa definire. Ciò necessariamente precisato, pur banale che possa essere l’esplicitarlo, ritengo che sia possibile pur sempre “fare discorsi” che attingano a modalità di comportamento, usi e costumi, basilari e irrinunciabili, per stabilire una organizzazione umana interpersonale che assicuri o meno il “ben-essere” ai suoi partecipanti.

La mancanza di …Valori (eh sì, questo è il termine diretto che occorre usare, per essere comunicativamente compresi), nella ‘progressiva’ società dell’oggi, al più il loro rimescolìo (una sorta di frullato etico) fai da te e “a piacere”, costi quel costi poi nelle conseguenze, su se stessi e sugli altri, è di tutta evidenza. Un precipitare nella decadenza e nell’oblìo di ‘punti’ un tempo o a lungo fermi se non dogmatici, che spiegano – di per sé, a mio avviso – il ‘rovinare’ delle persone e delle cose. Il fatto che ci si dolga, a ragione o per profitto politico-mediatico, dello sgretolamento di un muro dell’antica romana Pompei, mentre manca un serio moto di sgomento di ciò che parallelamente avviene nel tessuto sociale, la dice lunga…

Tutto ciò è verificabile in diversi ambiti della vita interpersonale, dalla sfera politica, alla religiosa, a quella più intima e famigliare. Se nella ‘commoedia’ politica appare ormai tacito, o sfacciatamente ammesso, che della ‘democrazia’ e della ‘rappresentatività’ se ne può fare a meno, a fronte dei “risultati” (… “per noi poco importa” ha dichiarato un economista, parlando di Borse e Mercato, ovviamente), specificatamente nei rapporti famigliari, di genere etero o omosex, pare che tutto possa essere permesso o concesso a chi, per sua voglia edonistica o capriccio, apre o intrattiene “un rapporto”. Rapporti che vengono definiti “unioni civili”, che nascono proprio per la mancanza o per la non volontà di darsi impegni reciproci e prospettive, di tempo e di vita, ritenendo al contempo di poler reclamare, dallo stato e dalla società, “ufficialità” e “regolamentazione”, di soli diritti senza doveri. Più che un assurdo, un chiaro non senso. Che tali rapporti, ‘liberi’ e ‘progressivi’, portino a fatti e fattacci, spesso estremi quanto ormai quotidiani, ce lo dicono gli organi di informazione. Ormai giornalmente la notizia è che, in contesti para-famigliari del tipo descritto: un lui (detto compagno, amico, convivente, al più ex marito) sfregia o toglie la vita con violenza ed efferatezza a una lei (già prima compagna, amica, convivente, al più ex-moglie). E viceversa. Ove non bastasse, in un quadro comportamentale tutt’altro che incivile, inumano, lui o lei, toglie la vita, persino con crudeltà gestuale, ad un figlio, di lui o di lei, o anche proprio … Il tutto con suicidio finale, che vorrebbe dare un senso a ciò che è vitalisticamente assurdo, persino a dirsi e antropicamente insano.

 

famiglia vera cercasiNell’intervista al “Corriere della Sera” di questi giorni, Papa Francesco osserva: “Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta”. Filologicamente corretto, ma il problema – mi scuseranno i papisti – è un altro. E’ che, non solo nella “Chiesa di Cristo”, ma in generale in una Comunità di uomini autenticamente civile, i “valori” tutti (se non quelli economici) sono oggi progressivamente in liquidazione.

La “Humanae Vitae” – enciclica scritta da Paolo VI nel 1968 – non va riguardata come “dottrina” cattolica sul matrimonio, “datata o da superare” si dice, ma come riflessione umana e sociale su ben definiti e ineliminabili elementi che stabiliscono nel genere umano i confini di amore e odio, civiltà e barbarie. Tra vita e morte.

GFP