L’Articolo 36, e i lottatori di pidi-sumo

Costituzione_della_Repubblica_ItalianaL’articolo 36 della Costituzione italiana dice, testuale:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Un applicativo del ‘fondante’ e ancor più retorico Art. 1 – primo comma. Qualcuno lo richiama in Rete, molti giovani, quelli che da fortunati (!) non possono dirsi “disoccupati”, giacché ‘lavoricchiano’, “a tempo” quando non “a ore”, sperimentano nel loro quotidiano che in esso c’è un dettato talmemte teorico, da potersi dire “una bufala” istituzionale. Come una vecchia stampa d’epoca, vecchia e ingiallita, l’enunciazione ‘bella’ sta lì nel Palazzo, in attesa che qualcuno, fra quelli che dicono di volersi occupare primariamente del Paese (ovvero della gente) se la vada a rileggere e ad essa si rapporti, con onestà almeno intellettiva, traducendola in atti coerenti e concreti.

lottatori di sumoLa Carta fondativa della nostra Repubblica continuano a dirla “La Costituzione dei Padri”… Alla prova dei fatti, e misfatti, cosa dobbiamo pensare? Che furono farneticanti “i padri” a dettarlo, questo come altri articoli mai applicati, violati e disattesi, oppure che sono stati poi inconcludenti o politicamente dei farabbutti, quando non ladri, i figli? Nell’uno e nell’altro caso, giacchè “tertium non datur”, ammeno di un voler riderci addosso da imbecilli (o imbelli, come spesso siamo o ci mostriamo, per colpevoli interessi e tornaconti individuali), è una disperante frustrazione, sociale e individuale.

E non basta. Mentre assistiamo – in questi giorni, e in queste stesse ore – all’ennesima messa in scena politica, da parte di altri due lottatori-di-sumo che cercano di farsi lo sgambetto a vicenda, per il potere (o per la poltrona), e sia pure per un orgoglio comprensibile ma tutto personale, tu con tristezza e impotenza ti chiedi: – Ma, questo ed altro, … a chi lo dici!?

GFP