[ Annali “proibiti” della nostra Prima Repubblica ] 1981. Anno II della inesorabile ignominiosa agonia dell’Italia partitocratica

Sandro Pertini (1896-1990) ROMA - 13 maggio 1981 - L'attentato a Giovanni Paolo IIGiovanni Spadolini (1925-1994)Licio Gelli (classe 1919 - vivente)Dopo sette lustri con Governi presieduti da un democratico cristiano, il 1981 fu l’anno in cui il partito di maggioranza relativa dovette cedere la Presidenza del Consiglio dei Ministri a un laico, il repubblicano Giovanni Spadolini (1). La crisi dirigenziale e ideologica della DC (Democrazia Cristiana), uno dei piloni portanti nella struttura della Nazione, coincisa con altri fattori patologici della società e della politica nazionali: la congiura della P2 = Propaganda 2 [una loggia massonica fondata dal mefistofelico faccendiere toscano Licio Gelli (2) e apparentemente fuori dalle “grazie” del Grande Oriente d’Italia], il mostro dell’inflazione galoppante, due svalutazioni della lira in poco più di un semestre, il terrorismo tenace e sovente indecifrabile, il decadimento del senso civico da parte di molti cittadini, tutto da far parlare dell’Italia 1981 come di una Nazione delle anime morte. Ma in questo travaglio, dove era sfociata la lenta fine dell’Italia dei miracoli, non mancarono alcuni seppur tenui fattori positivi, i motivi di speranza. Il primo esempio venne da Sandro Pertini (3), l’ottantacinquenne Presidente della Repubblica, che confermava il Quirinale un avamposto contro il terrorismo a tutti i costi, e chiamando i partiti e il Parlamento a far pulizia dei disonesti. E, nel caos di scioperi che talvolta lasciavano la Nazione senza servizi pubblici, si vide che c’era anche una Italia che lavorava senza farsi precettare, tra difficoltà tremende. Il deterioramento maggiore si ebbe nel costo della vita. Gli alti prezzi del petrolio e le conseguenze del superdollaro voluto dal Presidente USA Ronald Reagan (4) pesarono sull’economia di tutto il mondo. Su quella italiana si ebbe un sovraccarico preoccupante. Certi aumenti di prezzi, specialmente di viveri, apparvero ingiustificati. La ricchezza continuava ad accumularsi in determinate categorie non a reddito fisso, mentre l’altra Italia doveva lottare con il diminuito potere d’acquisto della busta-paga e delle pensioni, decurtate dalle tasse. Di fronte a un’inflazione che superò il 20 per cento annuo il Governo Spadolini manovrò per far retrocedere tale aberrante tasso almeno il 16 per cento. Traguardo molto difficile, quando lo stesso Stato prendeva a prestito denaro con obbligazioni che gli costavano più del 20 per cento di interessi. L’impegno di produttori e commercianti a tenere bloccati i prezzi d’una ventina di generi fondamentali fece presto acqua. E la gigantesca controversia della contingenza e degli adeguamenti salariali, cioè come trovare un equilibrio tra costo della vita e potere d’acquisto delle retribuzioni sconfiggendo nello stesso tempo l’inflazione, vide riverberarsi sulle strategie della “trimurti” sindacale CGIL-CISL-UIL i contrasti fra i partiti. Il 1981 fu, politicamente, un anno di nuovi fermenti, di progetti – talvolta contraddittori – per trasformare la Nazione. Sotto la guida di Bettino Craxi (5), il PSI (Partito Socialista Italiano) sviluppò la tendenza a un ruolo autonomo e riformatore. Il trionfo di François Mitterrand (6) nelle elezioni francesi rafforzava le speranze socialiste di arrivare alla Presidenza del Consiglio. nelle elezioni amministrative del 21 giugno, che chiamarono alle urne un quarto degli Italiani, il PSI faceva un balzo in avanti; gli altri partiti laici (PSDI = Partito Socialista Democratico Italiano, PRI = Partito Repubblicano Italiano, PLI = Partito Liberale Italiano) si rafforzavano; la DC teneva in Sicilia ma perdeva nei grandi comuni; il PCI (Partito Comunista Italiano) recuperava a Roma cedendo però nel Sud. Il verdetto delle urne espresse, in sostanza, un desiderio di cambiare. Il senso di scontentezza emergeva anche dalla marea delle astensioni. Nel 1981 si votò pure nei quattro referendum su aborto, porto d’armi, ergastolo e antiterrorismo: la valanga di no a cambiamenti di queste leggi venne considerata una vittoria del buon senso. La vicenda P2 fece da detonatore nella crisi del Governo di Arnaldo Forlani (DC-PSI-PSDI-PRI) che, formatosi nell’ottobre 1980, si destreggiò su un terreno politicamente minato anche dalla crisi interna della DC e dall’assoluta ostilità del PCI. Il periodo Forlani coincise con il boom della Borsa, rovinata poi in un crollo provocato soprattutto da avidità speculative. Il pentapartito (15 Ministri DC, sette PSI, uno PRI e uno PLI) presieduto da Spadolini, entrato in carica a fine giugno dopo il fallito tentativo di un Forlani bis, nasceva con l’intenzione di non funzionare da Governo di tregua, ma di essere disponibile a larghe solidarietà nonché di operare all’insegna della novità nella continuità e della continuità nella novità. Come sempre, il passaggio dalle parole alla possibilità dei fatti fu problematico. Specialmente la trattativa per raffreddare la contingenza ebbe fasi difficili. Ovviamente, all’appello di larghe solidarietà, l’opposizione comunista rispondeva con la richiesta di concreti spostamenti a sinistra. L’ipotesi di elezioni anticipate continuò ad essere il rumore di fondo nel dibattito fra i partiti. La polemica sugli euromissili da impiantare a Comiso (Ragusa), le marce della pace sospettate di parzialità per l’URSS di Leonid Brežnev (1907-1982), le alleanze nelle giunte locali, la clamorosa crisi del CORRIERE DELLA SERA furono altrettanti spunti per una presa di distanze del PSI dal PCI. In quest’ultimo partito, Enrico Berlinguer (7) potè sembrare talvolta in difficoltà: probabilmente si trattò – almeno a volta – di maggior dibattito democratico interno per una strategia più idonea allo sviluppo delle situazioni, accentuando in taluni casi la presa di distanza dall’URSS. Non sufficientemente, però, per il PSI e tanto meno per il PSDI. La DC si trovò alle prese con la sua rifondazione, ossia con il tentativo di rilanciare i propri ideali e di riorganizzare la propria classe dirigente. Il Segretario scudocrociato Flaminio Piccoli (1915-2000), in attesa del rinnovamento del partito, dialogava fittamente con Craxi su una riforma della Costituzione italiana e anche su un patto DC-PSI per garantire un più snello funzionamento della Repubblica e un Governo stabile sino alla fine della VII Legislatura. Da parte del PRI l’anno fu caratterizzato anche dalla proposta di Bruno Visentini (8) per allargare la solidarietà nazionale, con un Governo di programma che potesse contare su una larga maggioranza, coinvolgendo anche il PCI (ma non al Governo) e con Ministri che non fossero soltanto dei politici ma anche dei tecnici. Il PR (Partito Radicale) del teramano Giacinto Pannella iniziava una coraggiosa battaglia contro la fame nel mondo. Il 1981 fu anche l’anno dell’assoluzione degli imputati per la strage di piazza Fontana, a Milano (12 dicembre 1969). Della quasi impossibilità di trovare casa. Della galoppante criminalità mafiosa. Dei turbamenti in Italia per le bizzarrie e le minacce del despota libico Muhammar Gheddafi (1942-2011). E dell’attentato al Papa Giovanni Paolo II (13 maggio), gesto criminale di un terrorista turco (il ventitreenne Mehmet Alì Aĝçà) al soldo dei servizi segreti della Bulgaria di Todor Živkov ( 1911-1998) con il beneplacito, of course, del sovietico KGB!

Il 1981, connotato da un accentuato potere partitocratico con preoccupanti venature demo-pluto-massoniche e senza più remore etico-politiche, consegnava alla Storia una desolante immagine della nostra Prima Repubblica, una Repubblica fatiscente che avrebbe con ostinazione “protratto” l’agonia sino al fatidico 1992!

 

ANNOTAZIONI

(1) – Muore, a 69 anni , il 17 ottobre 1994. Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Italiano dal settembre 1979 al settembre 1987.

(2) – Classe 1919, vivente.

(3) – Muore. a 94 anni, il 24 febbraio 1990. Settimo Presidente della Repubblica (1978-1985).

(4) – Muore, a 93 anni, il 5 giugno 2004. Quarantesimo Presidente degli Stati Uniti d’America per due mandati (1981-1989).

(5) – Non tutti sanno che i Craxi, originari di San Fratello (Messina), sono di schiettissimo sangue “arbëresh”. Pertanto il cognome dovremmo scriverlo Kraxhi e pronunciarlo, in italiano, Cragi.

(6) – Muore, ottantenne, l’8 gennaio 1996. Ventunesimo Presidente della Repubblica Francese per due mandati (1981-1995). E ora, cari estimatori italiani di Mitterrand, procuratevi i sali! Il nostro “Monsieur Le Florentin”, in gioventù, fece parte del “bieco” Governo nazifascista di Vichy (1940-1944) presieduto dal Maresciallo di Francia Henri-Philippe-Omer Pétain (1856-1951). Pazienza, nessuno è perfetto …….

(7) – Muore, a 62 anni, il 10 giugno 1984. Segretario Generale del PCI dal marzo 1972 sino al giorno della prematura scomparsa.

(8) – Muore, a 81 anni, il 13 febbraio 1995.

Tiberio Occhionero