Un bolscevico alto-borghese

[ Quando l’ombra di Caino cadde sull’ex multisecolare Impero di Tutte le Russie ]

Dioràma storico-biografico “proibito” del diabolico georgiano Iosif Damianoviç Draviçevi

 Il 5 marzo 1953 tirava le cuoja, a Mosca, un tale di nome ……. Iosif. Iosif Vissarionoviç Dzugashvili era nato a Gori, in Georgia, il 21 dicembre 1879. Di origini popolar-altoborghesi (1), frequentò dapprima la scuola ecclesiastica a Gori entrando in seguito (1894) nel seminario ortodosso di Tiflis dove rimase per ben cinque anni. Nel 1898 aderiva al movimento rivoluzionario “Mesame-Dasi”. Espulso dal seminario l’anno seguente, si ignora se per scarso profitto o per l’attività politica, trovò lavoro come impiegato, ma non smise di partecipare alle riunioni clandestine del suo movimento e del locale gruppo del Partito Socialdemocratico Russo. Nel 1902, sotto lo pseudonimo di KOBA (“Indomabile”), diresse una agitazione a Batum che gli costò la prigione e il confino in Siberia. Riuscì tuttavia a fuggire e a tornare in Georgia nel 1904: con lo pseudonimo di STALIN (“Acciaio”) aderì alla frazione bolscevìca e divenne un rivoluzionario di professione fino a segnalarsi come uno dei principali dirigenti del Partito nel Caucaso. Autore di assalti a banche per procurare fondi al movimento, fu condannato sette volte tra il 1902 e il 1913, ma riuscì sempre a fuggire, particolare che portò alcuni a sospettare di lui (2). Cooptato nel 1912 nel Comitato Centrale del Partito Bolscevìco, si stabilì a San Pietroburgo con l’incarico di supervisore del giornale ufficiale bolscevìco, la “Pravda”. Nel 1913 redasse a Vienna, con l’aiuto di Vladìmir Iliç Uljanov (alias “Lenin”) e altri, il testo MARKSIZM I NACIONALNYJ VOPROS (IL MARXISMO E LA QUESTIONE NAZIONALE), scritto che gli fece guadagnare una certa reputazione come teorico. Esiliato nuovamente in Siberia dal 1913, potè tornare a Pietrogrado dopo la caduta dello Czar Nicola II Romanov-Holstein-Gottorp (15 marzo 1917): data la limitata presenza di più importanti dirigenti del Partito sul posto, Stalin assunse un ruolo direttivo sia tra i bolscevìchi sia nei soviet, funzioni che mantenne anche se non si segnalò particolarmente in occasione della “Rivoluzione d’Ottobre” (novembre, secondo il calendario occidentale). Formatosi il primo Governo dominato dai bolscevìchi, Stalin fu designato Commissario (Ministro) delle Nazionalità dal 1917 al 1923, e Commissario per il Controllo dal 1919 al 1923. Incaricato di varie missioni nel periodo della guerra civile, partecipò anche alla campagna contro la Polonia (1920). Membro del Comitato Centrale e dell’Ufficio politico, fu dal 1922 assistente di The empty pedestal of dismantled statue of Soviet dictator Josef StalinLenin e Segretario Generale del Comitato Centrale (carica, ricoperta fino alla morte, che gli facilitò la conquista prima, e poi la

conservazione, del potere assoluto. Fautore della “Nuova Politica Economica” (“NEP”) voluta da Lenin, Stalin polemizzò aspramente con Lev Davidoviç Bronštein (alias “Trotzki”), probabilmente anche per ragioni di concorrenza nella successione al massimo leader della rivoluzione, le cui condizioni di salute si andavano aggravando. Lo stesso Lenin (morto,
cinquataquattrenne, il 24 gennaio 1924), dopo molte esitazioni, si espresse contro Stalin designando Trotzki suo erede, ma quest’ultimo non fu in grado, alla morte di Lenin (21 gennaio 1924), di

contrastare il potere del rivale, alleatosi nel frattempo contro di lui assieme a Lew Borisoviç Rosenfeld (alias “Kamenev”) e Grigorij Evseeviç Apfelbaum (alias “Zinovev”). Stalin oppose alla teoria trotzkista della “rivoluzione permanente” e del collegamento del processo rivoluzionario russo a quello dell’Europa centrale la teoria del “socialismo in un solo paese” (che, d’altronde, egli aveva già prefigurato quando, Commissario delle Nazionalità, aveva riorganizzato la struttura statuale dell’ex Impero russo). Emarginato Trotzki, Stalin si alleò con la “destra” del Partito guidata da Nikolaj Ivanoviç Bukarin per eliminare i suoi precedenti amici Kamenev (1883-1936) e Zinovev (1883-1936): espulsi dal Partito i due oltre a Trotzki, Stalin si volse anche contro Bukarin (1888-1938) che si opponeva alla collettivizzazione forzata delle campagne e alla industrializzazione pesante su vasta scala. Nel 1930 Stalin rimaneva l’unico collaboratore diretto di Lenin ancora in posizioni di comando, depositario di un potere praticamente assoluto pur non occupando cariche nel Governo (3). Seppure con costi umani spaventosi (i piccoli proprietari terrieri, kulaki, furono sterminati a centinaia di migliaia; la carestia del 1932-33, conseguenza della collettivizzazione forzata, uccise oltre quattro milioni di persone; molte altre decine di migliaia scomparvero nei campi di lavoro o nelle prigioni destinate agli oppositori), Stalin riuscì ad attuare una accentuata modernizzazione della Russia, che negli anni “trenta” divenne una potenza industriale anche se con molte disfunzioni e sacche di arretratezza. Come già aveva fatto a favore di Lenin, Stalin incoraggiò un forte culto della personalità anche verso di sé, e a partire del 1934 lanciò periodiche epurazioni sanguinose in cui venne distrutta la reputazione oltre che la vita delle vittime (il massimo esempio furono i processi di Mosca del 1936-38, in cui gran parte della vecchia guardia bolscevica e dei dirigenti rivoluzionari stranieri (4) presenti in Russia fu eliminata fisicamente per deviazionismo ideologico); il processo di annientamento di ogni possibile dissidente si estese anche all’estero, sia in occasione della guerra civile spagnola sia contro Trotzki (classe 1879), assassinato in Messico il 21 agosto 1940. Responsabile ultimo della direzione dell’Internazionale comunista (KOMINTERN), Stalin ne capovolse frequentemente la linea politica: dopo una fase di accentuata polemica contro le forze socialdemocratiche, dal 1934 appoggiò la formazione di “fronti popolari” diretti a contrastare la diffusione del Fascismo in Europa, salvo abbandonare tale linea politica nel 1938 dopo aver constatato come le Potenze democratiche occidentali (Francia e Gran Bretagna) apparissero poco decise a opporsi al rafforzamento tedesco. Se l’accordo nazi-sovietico dell’agosto 1939 permise a Stalin di allontanare temporaneamente la minaccia tedesca dai confini dell’URSS (simile tattica aveva osservato in occasione della guerra civile in Spagna fornendo aiuti al Governo repubblicano), tale atto gettò lo sconcerto nell’Antifascismo mondiale. A poco servirono i successi territoriali ottenuti dai Sovietici in Polonia nell’ottobre 1939; a danno degli Stati baltici, che tornarono temporaneamente nell’orbita russa nel 1940-41; e contro la Finlandia e la Romania, costrette a cessioni minori. In occasione dell’improvviso attacco tedesco del 22 giugno 1941 Stalin ebbe una crisi emotiva, da cui si riprese soltanto una decina di giorni più tardi. Nel maggio 1941 aveva assunto la carica di Primo Ministro:

all’inizio di luglio assunse anche il Comando del Comitato di Difesa e nell’agosto quello supremo delle Forze Armate. Nonostante le iniziali disfatte l’URSS resistette e, grazie all’aiuto degli USA, potè passare più tardi all’offensiva; per animare alla resistenza contro gli invasori, Stalin non esitò ad attenuare la campagna antireligiosa e a servirsi della Chiesa ortodossa per galvanizzare il nazionalismo russo; come atto di amicizia nei confronti degli alleati capitalisti, sciolse il KOMINTERN nel 1943. Diplomatico spregiudicato e cinico, negli incontri avuti a Teheran (gennaio 1943), Yalta (febbraio 1945) e Potsdam (luglio 1945) con Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) e Winston Churchill (1874-1965) e gli altri responsabili occidentali riuscì a far riconoscere all’URSS una posizione sicura in gran parte dell’Europa Orientale; l’ingresso in guerra contro il Giappone, dopo i bombardamenti atomici statunitensi, gli fruttò compensi territoriali in Asia e una influenza decisiva in Corea e in Cina. La politica da lui adottata nel dopoguerra in Polonia, Cecoslovacchia, Grecia ecc. determinò la fine delle alleanze belliche e la nascita della “guerra fredda”. Dittatore incontrastato all’interno e nelle altre Nazioni del blocco sovietico, Stalin riprese la politica di ostracismo già in vigore prima del Secondo Conflitto Mondiale (condanna della Jugoslavia “titoista” nel 1948) e tentò di ricreare il KOMINTERN sotto il nome di KOMINFORM; varie campagne contro il “cosmopolitismo”, i dirigenti comunisti di origine israelitica ecc. si succedettero in quegli anni, fino a che parve annunciarsi, nel gennaio 1953, una epurazione su vasta scala: il 2 marzo 1953 Stalin venne tuttavia colpito da paralisi, e morì tre giorni più tardi (5). Paragonare Stalin a Hitler? Quest’ultimo, davanti ai SESSANTACINQUE MILIONI DI VITTIME del primo, l’ex imbianchino di Braunau am Inn fa la figura di un ingenuo scolaretto di provincia!

 

ANNOTAZIONI /

(1) – Ma come, il futuro mefistofelico “czar” bolscevico era di estrazione ……. altoborghese? Sì, caro lettore. I suoi genitori, all’ufficio anagrafico di Gori in Georgia, risultavano essere Vissarion Dzugashvili (un umile ciabattino) e Ekaterina Gheorghievna Gheladze (una bella ragazza impalmata nel 1874). La storiografia ufficiale sovietica, grazie ad una inspiegabile omertà pilatesca dell’Occidente, aveva sempre sbandierato ai quattro venti questi dati. La verità era un’altra. Venne fuori soltanto alcuni mesi dopo la morte di Stalin. Quest’ultimo, in realtà, nacque da una relazione

dell’avvenente Ekaterina con Damian Petroviç Davrìçevi, un ricchissimo proprietario terriero e Governatore della città di Gori! Le prove? Ci sono, ad abundantiam. Riprenderemo l’argomento prossimamente.

(2) – Esistono documenti che evidenziano la presenza (almeno per l’intero anno 1904) del “disinvolto rivoluzionario Koba” sul libro paga dell’OKHRANA, la temutissima polizia segreta zarista!

(3) – Ecco l’elenco di altri compagni della “primissima ora” di Stalin, nominati da lui “ambasciatori presso i trapassati”: Feliks Edmundoviç Dzeržinskij, fondatore della CEKA, morto (quarantanovenne) “improvvisamente” nel 1927; Vorovski, ambasciatore dell’URSS in Italia, assassinato (cinquantaduenne) nel 1923; Baranov, membro del Consiglio Rivoluzionario di Guerra e Capo dell’Aviazione Militare dell’URSS, morto nel 1923, in seguito ad un “incidente” di volo dovuto a sabotaggio; Adolf Abramoviç Joffe, primo ambascviatore dell’URSS a Berlino, assassinato (quarataquattrenne) nel 1927; Michajl Vasileviç Frunze, Capo dell’Armata Rossa, ucciso (quarantenne) nel 1925 per ordine di Stalin nel corso di una operazione chirurgica; Nikolaj Skrypnik, Commissario del Popolo in Ucraina, membro del Presidium del Komintern, costretto ad uccidersi (sessantunenne) nel 1933; Sergej Kirov, membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Russo, dittatore di Pietrogrado, morto assassinato (quarantottenne) nel 1934; Aleksandr Petroviç Smirnov, Commissario del Popolo dell’URSS, fucilato (cinquantanovenne) nel 1936; Mraçekovski, specialista dell’Armata Rossa, fucilato nel 1936; Bakaev, celebre cekista, fucilato nel 1936; Michajl Nikolaeviç Tuchaçevski, Comandante Supremo della Marina Sovietica, fucilato (quarantaquattrenne ) nel 1937 assieme ad altri 140 generali dell’Armata Rossa! Altre due personalità bolsceviche, per finire, obbligate ad uccidersi sempre per ordine del mefistofelico Stalin: Tomski, ex Capo dei Sindacati dell’URSS; Lominadze, ex Segretario del Komsomol ed ex membro del Comitato Centrale del Partito.

(4) – Il famigerato KOMINTERN subì una decimazione “apocalittica”. Sapete chi, di tutti i componenti quella farisaica confraternita, riuscì a salvare la ghirba? Palmiro Togliatti (alias “Ercoli”). Il nostro ineffabile “Migliore”, un astuto doppiogiochista alla Guicciardini, coltivò sempre la vocazione al servilismo più smaccato e delatorio pur di compiacere e incensare il criminale di Gori. Tuttavia anche per lui sarebbe arrivata l’ora fatale. Nell’agosto 1964, a ventiquattro anni esatti dall’assassinio del povero Trotzki, il fantasma dell’ex seminarista georgiano (emulo mancato di Grigorij Efimoviç Rasputin e spia al soldo dell’OKHRANA) apparve in sogno a un tremebondo Krushov, suo ex fedelissimo pretoriano e confidente: «Nikita, io e te dobbiamo ancora fare i conti! Per il momento mandami subito a rapporto quel baciapile di Palmiro». Il resto è quasi storia di ieri.

(5) – Si dice che ad “aiutare” il recalcitrante Stalin a traslocare nella Piazza Rossa accanto all’amato-odiato Lenin fu quel solerte bolscevico di Lavrentji Pavloviç Beria (1899-1953), allora temutissimo Ministro per gli Affari Interni e la Sicurezza dello Stato Sovietico!

FOTO:

                                            (1)Dàmian Petroviç Davriçevi

Damian Petroviç Davriçevi(2) Ekaterina Gheladze (1851-1937)
Ekaterina Gheladze (1858-1937)
(3) Il seminarista Giuseppe nel 1894
Il seminarista Giuseppe nel 1894

POSTILLA FINALE /

Dedichiamo il presente modesto articolo a tutti gli Spiriti Liberi assetati di Verità ed a quegli sparuti ma ……. Irriducibili Tetràgoni Italici Epìgoni (palesi od occulti) del nefasto Nazi-mao-stalinismo che ancora osano bivaccano in questa nostra vilipesa e martoriata Patria Italia!

Tiberio Occhionero