Lanciano. Gli Eroi di Anxanum. Dioràma Storico “proibito” della Seconda Guerra Mondiale

Pietro Tesauri (1882-1945) Stemma della città di LancianoCiò che successe a Lanciano, tre mesi e quattordici lustri orsono, viene presentato ancora oggi dalla (ahinoi!) imperante italica “Vulgata Storica Ufficiale” come una rivolta di popolo determinata, in nome delle libertà “resistenzial- democratiche”, da un insopprimibile sentimento antifascista e antinazista. Ciò non risponde affatto a verità o, meglio, costituisce una interpretazione volutamente distorta e forzata di quegli avvenimenti. Nella città frentana si verificò (6 ottobre 1943), è vero, una ribellione della popolazione contro truppe germaniche (ribellione tanto più valida e coraggiosa in quanto i reparti anglo-americani erano ancora lontani e la città non poteva aspettarsi alcun soccorso dall’esterno), ma questa rivolta non fu determinata dall’ideologia antifascista: fu la legittima, coraggiosa reazione di una intera cittadinanza alle sopraffazioni, ai soprusi, alle scorrerie che un esiguo gruppo di sciagurati soldati germanici, accantonati a pochi chilometri dall’abitato, commettevano ormai quotidianamente, forti della più assoluta impunità. A conferma di ciò è necessario sottolineare quanto segue. Primo: i pochi intellettuali animatori e ispiratori della rivolta non erano legati ad alcun partito politico, ma erano stati anzi, a suo tempo, interventisti e nazionalisti. Secondo: i fascisti in quell’occasione non si schierarono con i tedeschi ma contro di essi. Terzo: la maggior parte delle armi usate dagli insorti venne presa nella caserma della MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) con il pieno consenso dei militari. Quarto: quando i soldati germanici, soffocata la rivolta, occuparono nuovamente la città, nessuna denuncia venne presentata al Comando tedesco che pure cercava affannosamente di scoprire i capi della ribellione noti peraltro a tutti i loro concittadini. La verità è che il clima accesamente antitedesco in cui maturò la rivolta fu determinato solo ed esclusivamente dal comportamento di alcuni militari germanici i quali, dopo aver fatto la prima apparizione in città il 12 settembre 1943, avevano posto la loro base nella Villa Paolucci a circa tre chilometri da Lanciano. Dapprima pacifici, i tedeschi avevano ben presto cominciato a recarsi in città operando requisizioni, asportando l’olio e il grano degli ammassi ed emanando una serie di bandi nei quali si ordinava lo sfollamento della città, la presentazione obbligatoria di tutti gli uomini validi per essere impiegati nella costruzione di opere belliche, ed infine, addirittura, la consegna da parte dei contadini di orologi, radio, valige di cuoio ed altri oggetti di valore. A queste assurde imposizioni i lancianesi reagirono dapprima chiudendosi in silenziosa ostilità. La situazione si fece rapidamente sempre più tesa e i tedeschi, irritati a loro volta da questa totale e massiccia resistenza passiva, cominciarono a recarsi in città e rastrellare gli uomini. Per tutta risposta si costituì in città, spontaneamente, una specie di Comitato Rivoluzionario che faceva capo al professor Federico Mola, e attorno al quale si strinsero Avvenio Montesano, Amerigo Di Menno (Comandante della “Brigata Patrioti Ottobrini” e Medaglia d’Argento al V.M.), Alfredo Bontempi, Giovanni Cocucci, Licio Marfisi, Giovanni Di Micoli ed altre quattrocento persone circa, per lo più giovani. Così, mentre il fermento antitedesco cresceva continuamente, il gruppo del prof. Mola cominciò a procurarsi armi presso la caserma della Guardia di Finanza, i Carabinieri e, soprattutto, presso la Milizia Fascista i cui capi non erano meno disgustati dei lancianesi dalle continue prepotenze dei tedeschi. Si giunse infine alla sera del 5 ottobre allorchè, durante una ennesima scorreria tedesca, alcuni giovani cittadini incendiarono due automezzi germanici. I tedeschi si ritirarono dopo aver lanciato alcune bombe a mano, ma tutti in città capirono che la situazione era arrivata al punto di rottura. Il giorno seguente, infatti, i soldati germanici fecero una breve apparizione nell’abitato e, resisi conto che per loro l’atmosfera si era fatta pesante, preferirono ritirarsi immediatamente. Prima di uscire da Lanciano, però, fermarono alla periferia un ventottenne isolato, Trentino La Barba (futura Medaglia d’Oro al V.M.), e lo trovarono in possesso di alcuni caricatori per moschetto. Il giovane venne interrogato per tutta la notte su quanto stava accadendo in città e, soprattutto, sui capi del movimento ribelle. L’arrestato però si rifiutò di parlare e all’alba venne trascinato fino alle prime case dell’abitato, legato a un albero allo sbocco di viale Silvio Spaventa, in piazza Santa Chiara, e invitato ancora a parlare, pena la morte. Ma l’impavido Trentino La Barba non tradì. Qualcuno, allora, con bestiale ferocia, estrasse la baionetta e lo accecò; subito dopo una raffica di mitra mise fine al suo strazio. La notizia dell’uccisione di La Barba si sparse in un lampo suscitando una ondata di grande commozione. Verso le 10 venne segnalato l’avvicinarsi alla città di una colonna tedesca: il nucleo di Villa Paolucci, non sentendosi più al sicuro, aveva chiesto rinforzi al Presidio tedesco di Marcianese per occupare la città e “ristabilire l’ordine”. Ma quando i soldati germanici raggiunsero le prime case vennero accolti dalle fucilate dei cittadini frentani che erano scesi nelle strade ad affrontarli. In breve lo scontro si fece violento. Ma gli insorti, come era purtroppo prevedibile, non riuscirono a contenere la pressione degli armatissimi soldati tedeschi: numerosi lancianesi, poi, erano giovani e non avevano dimestichezza con le armi, molti altri erano armati di fucili da caccia. Gli insorti, tra l’altro, disponevano solo di due mitragliatrici. I tedeschi, comunque, furono costretti ad avanzare lentamente, strada per strada, casa per casa, e solo alle 17 la rivolta venne definitivamente soffocata. Durante gli scontri la popolazione partecipò attivamente alla lotta, aiutando gli insorti in ogni maniera possibile. Nelle cinque ore di combattimento caddero dieci civili: Remo Falcone (Medaglia d’Argento al V.M.); Nicolino Trozzi di 15 anni (Medaglia d’Argento al V.M.); Vincenzo Bianco; Giovanni Calabrò; Giuseppe Castiglione; Achille Cuonzo; Adamo Giangiulio; Giuiseppe Marsilio di 16 anni (Medaglia di Bronzo al V.M.); Guido Rosato e Raffaele Stella. Non si è mai saputo con precisione il numero dei caduti tedeschi poichè vennero seppelliti lontano da Lanciano. Altri civili fra cui due donne furono catturati e passati subito per le armi. Caddero così: Maria Auricchio, Alberto Cicchitti, Luigi Cioppi, Giovanni De Chellis, Gaetano Di Campli, Giuseppe Iacobitti, Dora Manzitti, Giuseppe Orfeo, Paolo Piccirilli, Leopoldo Salerno, Pierino Sammaciccia di 19 anni e Camillo Trozzi. Ma la belluina rappresaglia tedesca non si limitò a questo: per tre giorni consecutivi venne impedito a chiunque di avvicinarsi ai corpi dei caduti che rimasero così per le strade della città deserta in una atmosfera allucinante, mentre i tedeschi saccheggiavano e davano alle fiamme tutti i negozi del centro, sul corso Trento e Trieste, dopo aver rastrellato i cittadini e averli portati, incolonnati, fuori dall’abitato. Solo alla scadere del terzo giorno, in seguito anche al coraggioso intervento del Vescovo Pietro Tesauri (1882-1945), che si recò personalmente al Comando germanico di Marcianese, cessò ogni rappresaglia nei confronti della popolazione. Da quel momento, anzi, i tedeschi si recarono in città solo per acquistare regolarmente quanto occorreva loro, nè si ripeterono più gli episodi che avevano esasperato la cittadinanza fino alla rivolta. Le indagini del Comando tedesco per la cattura dei capi degli Eroici Insorti rimasero però senza risultato per l’assoluta compattezza della popolazione frentana, fascisti compresi, nel proteggerli. Il calvario di Lanciano non ebbe termine con gli avvenimenti gloriosi e drammatici del 6 ottobre. A novembre fu ordinato lo sfollamento della città. Durante i combattimenti lungo il fiume Sangro, i bombardamenti anglo-americani distrussero i migliori quartieri al centro e alla periferia. Il piano della Wehrmacht di minare le case e di resistere all’interno della città, così come sarebbe avvenuto qualche settimana dopo ad Ortona, non fu attuato per lo sfondamento improvviso e inaspettato della linea del Sangro. Così il 3 dicembre 1943 la città, degna erede della mitica Anxanum (1), veniva raggiunta dai soldati di Sua Maestà Britannica Giorgio VI (1895-1952), padre dell’attuale ottantasettenne Regina Elisabetta II.

 

ANNOTAZIONE

(1) – L’antica Anxanum (l’odierna città di Lanciano), centro sannita nel IV secolo a.C., divenne nel I secolo a.C. municipio romano; ebbe una vita economica molto attiva fin dal secolo II (dal secolo 2° a.C. fino al XVI d.C. furono famose le sue fiere che richiamavano mercanti da tutta Europa); nel medioevo fu quindi centro commerciale molto importante. Feudo di Raoul de Courtenay, poi di Filippo di Fiandra (1143-1191) suo genero, fu dal Sovrano partenopeo Carlo II (1254-1309) nominata città demaniale. La decadenza incominciò con l’occupazione spagnola; nel 1639 fu venduta come baronia al Duca di Castro; nel 1778 ritornò di nuovo città regia. Durante la Seconda Guerra Mondiale oppose resistenza alle forze armate germaniche subendo gravissimi danni. Era di Lanciano il primo partigiano giustiziato dai tedeschi, Trentino La Barba (1915-1943). CHIESE / Santa Maria del Ponte (Basilica) – Si dice sia stata eretta su tre archi di un ponte detto di Diocleziano. Nel 1088, mentre si restaurava il ponte rovinato da un terremoto fu ritrovata una statua della Madonna che fu da prima collocata in una nicchia del ponte stesso e poi, costruita la Basilica Cattedrale nel XV secolo, trasportata nella stessa. San Francesco – Eretta nel 1258 nel luogo di una chiesa basiliana del secolo VII-VIII passata poi ai Monaci Benedettini e, dopo la ricostruzione, ai Frati Minori Conventuali che furono allontanati nel periodo napoleonico e vi ritornarono nel 1953. Sull’Altare Maggiore un reliquiario ricorda un miracolo eucaristico avvenuto, secondo la tradizione, nel secolo VIII. Santa Maria Maggiore – Eretta nel 1227 sui ruderi di un tempio dedicato ad Apollo. Da menzionare, infine, sono: due quartieri medioevali (circondati di mura aragonesi di cui rimangono pochi resti), il Palazzo del Seminario, la Torre romanica ed alcuni avanzi del grande teatro di Anxanum.

 

Tiberio Occhionero

 

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